Ad Oria, nel brindisino, c’è un castello. E’ chiuso al pubblico, fatta eccezione per alcune sporadiche occasioni nel 2015, da quasi quindici anni. Ed é un peccato. La rilevanza della struttura è infatti inequivocabile. Il fortilizio, in posizione dominante, ha pianta triangolare, con una fase d’impianto federiciana, forse preceduta da una fortificazione normanna, verosimilmente sovrapposta ad una preesistente struttura altomedievale. Il castello compare anche come banner nel portale del Comune, annoverato tra i luoghi “Da visitare”. Non é tutto. Al suo interno é conservata una collezione archeologica dichiarata di interesse particolarmente importante con decreto dell’aprile 2008 del Direttore regionale per i Beni culturali e Paesaggistici della Puglia. Mentre indagini di scavo hanno rilevato l’importanza archeologica dell’area, anch’essa catalogata di interesse particolarmente importante con decreto ministeriale del novembre 2010.

Perché dunque questo gioiello architettonico rimane interdetto ai visitatori? Per una mancata concessione dell’autorizzazione a modificarne la destinazione d’uso a scopo ricettivo e di ristorazione. La proprietà, in epoca pre-Covid, si sarebbe detta disponibile all’apertura alle visite guidate per 10 anni, a patto di ottenere il richiesto cambio di destinazione. Lo scorso agosto Maria Lucia Carone, sindaco di centro-sinistra di Oria, si era mostrata ottimista. “Ci sono state delle intese con i proprietari e adesso abbiamo coinvolto anche la minoranza perché è giusto che il problema venga risolto di comune intesa … Io mi auguro che la prossima estate, anche prima, il castello possa riaprire …”, aveva spiegato la prima cittadina.

“Non però alle solite condizioni, ma per 30 anni; con un’accessibilità che non é chiaro se sarebbe totale e garantita quotidianamente o limitata da alcune restrizioni “capestro”, ha scritto in un recente Atto di sindacato ispettivo la senatrice del Gruppo misto Margherita Corrado. Che ricostruisce la vicenda, a partire dal dicembre 1933 quando il castello viene scambiato dall’allora podestà di Oria con il settecentesco palazzo Martini Carissimo, utilizzato come sede del Comune. Il fortilizio, restaurato, diviene quindi proprietà privata. Ma conserva la fruizione pubblica, grazie ad una esplicita clausola contrattuale. Nulla cambia fino al luglio 2007, quando gli eredi di Martini Carissimo vendono il monumento per una cifra inferiore agli 8 milioni di euro, alla Borgo Ducale Srl della famiglia Romanin Caliandro. La nuova proprietà vorrebbe farne lo scenario per matrimoni indimenticabili, congressi e convention. Una compravendita che è avvenuta senza che né lo Stato né gli Enti locali, abbiano esercitato il diritto di prelazione. I lavori di recupero e restauro, come da progetto autorizzato dalla Soprintendenza per i beni architettonici di Lecce e dal dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune, prendono il via nell’agosto 2008 e terminano nell’autunno del 2010. A quel punto nasce il contenzioso con l’amministrazione comunale.

La società proprietaria sostiene infatti di aver ricevuto nel 2009 parere favorevole dalla Soprintendenza per i beni archeologici e paesaggistici di Lecce per il cambio di destinazione d’uso dell’ex nucleo abitativo del castello, indispensabile per rendere il complesso idoneo per “usi economici efficienti”. Ma l’amministrazione comunale non rilascia la licenza necessaria. Questione superata a giugno 2011 dal neo sindaco di centro-destra Cosimo Pomarico, il quale assicura che “eventuali ostacoli e divisioni, che per troppo tempo hanno ottenuto inutili attenzioni, appartengono a logiche che non arrecano alcun beneficio al territorio e alla sua comunità” e spiega che “per le osservazioni di difformità segnalate nell’ordinanza dell’Ufficio Tecnico Comunale dell’8 giugno scorso, i proprietari hanno fatto pervenire adeguata documentazione per risolvere la questione”.

Ad ottobre però il Castello è posto sotto sequestro dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Brindisi per abusi edilizi che sarebbero stati realizzati dalla società proprietaria dell’immobile. A marzo 2013 un nuovo sequestro, dopo il dissequestro del maggio 2012. A settembre 2015 il definitivo dissequestro. Senza che si arrivi però alla riapertura al pubblico. Il castello continua a rimanere chiuso. Nonostante le petizioni del 2013, 2019 e, soprattutto, quella del 2020 con la quale si richiedeva l’avvio del procedimento per la dichiarazione di interesse eccezionale del Castello di Oria, con conseguente assoggettamento a visita. In attesa di novità ai turisti che arrivano ad Oria non rimane altro che accontentarsi di guardarlo dall’esterno.

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