Il Castello Svevo di Barletta é una “celebrità”. Assoluta. Che con le sue sovrapposizioni architettoniche, databili dall’XI al XVIII secolo, rimanda anche alle storie di personaggi famosi, come Federico di Svevia e Carlo I d’Angiò. Ma questo non ha impedito che proprio accanto, lungo via Cafiero, siano iniziati i lavori per la realizzazione di un grande supermercato della catena Lidl, con annesso parcheggio. Un enorme capannone, che andrà a sostituirne uno già esistente ma “degradato e fatiscente che ricade nel cono visuale del complesso monumentale”, come ha spiegato Maria Piccarreta, soprintendente ad interim della Soprintendenza archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Barletta, Andria, Trani e Foggia.

“L’area di intervento ricade in adiacenza al fossato del Castello e confina con le mura cinquecentesche della città e con i giardini ‘Cafiero’”, ha proseguito la soprintendente. Aggiungendo che “l’area è fortemente degradata e vi insistono una serie di edifici industriali abbandonati da molti anni, recintati da una muratura fatiscente. Sull’area vi é la compresenza di vincoli monumentali e paesaggistici ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”. Tutto in regola, quindi, nessun abbaglio: “Il progetto ha previsto un intervento di rigenerazione generale dell’area sia dal punto di vista ambientale che paesaggistico”. Contemplando anche l’assistenza archeologica continuativa, in considerazione della rilevanza dell’area. Indagini, però, che non hanno rilevato alcuna presenza archeologica. In estrema sintesi, “l’autorizzazione della Soprintendenza é il risultato di una puntuale istruttoria, considerato il progetto proposto e il contesto storico e architettonico, nonché paesaggistico”.

Nonostante queste rassicurazioni, la questione continua a far discutere, non solo sulla stampa locale e in città, con manifestazioni di protesta all’ingresso del cantiere. Il sindaco Cosimo Cannito dice di nutrire forti perplessità. Motivo per il quale, in un incontro con i rappresentanti del Gruppo Lidl, ha richiesto la sospensione dei lavori per sette giorni in modo tale da poter elaborare delle nuove proposte. Richiesta accettata, nella speranza, come si legge in un comunicato di Lidl del 14 aprile, “che tale disponibilità sia utile all’amministrazione comunale per risolvere definitivamente questa spiacevole vicenda”. Aggiungendo che “l’Azienda esprime tutto il suo stupore per il recente clamore mediatico sollevato solo dopo l’avvio dei lavori e che ha posto al centro delle polemiche un’area di fatto già occupata da un’attività commerciale che versava da tempo in evidente stato di degrado”.

La questione ha assunto valenza nazionale. “Facciamo appello alla sua autorità e autorevolezza per fermare l’obbrobrio che si sta perpetrando”, hanno scritto al ministro Dario Franceschini undici consiglieri comunali del Pd, del M5s e di Coalizione Civica, evidenziando anche una contraddizione: il 15 marzo l’amministrazione comunale di Barletta ha approvato una delibera finalizzata alla richiesta alla Regione di un finanziamento per la costituzione di un Parco urbano che prevede la “rigenerazione morfologica e il riassetto funzionale dell’area del Castello in via Ferdinando Cafiero e la copertura della viabilità carrabile antistante il Castello stesso”. Il supermercato “decreterà la morte, per decine di anni, della creazione di un ‘Parco Urbano’ dal Castello a Porta Marina”, si legge nella petizione lanciata su change.org per chiedere al sindaco di “prendere le distanze da questo metodo violento di sfruttare il territorio”.

In realtà non é l’unica contraddizione. L’opera che sindaco e consiglieri avversano risulta regolarmente autorizzata con il permesso a costruire rilasciato dallo Sportello Unico per l’Edilizia del Comune il 23 dicembre 2020. Insomma, i permessi esistono. Compresi quelli che nel passato hanno riguardato i capannoni abbattuti che, come ricostruisce l’ingegnere barlettano Francesco Carpagnano su Facebook, “risultano costruiti abusivamente prima del 1986, sanati nel 2005 e poi, inspiegabilmente, nel 2018. Con un incremento più che considerevole delle superfici, da 1.390 a 3.324 metri quadrati. In aggiunta anche un cambio di destinazione d’uso. Da industriale/artigianale a commerciale”.

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