Con il passare dei giorni si delineano i tempi e le azioni del caso dei verbali dell’avvocato Piero Amara, ex legale esterno dell’Eni, al centro di una complicata rete di depistaggi, ricatti e tangenti, già condannato per corruzioni in atti giudiziari. Sul caso della presunta loggia Ungheria, l’Ansa riporta che la Procura di Milano un anno fa, il 9 maggio 2020, aveva iscritto per associazione segreta Amara che nei mesi precedenti aveva parlato ai pm milanesi, Paolo Storari e all’aggiunto Laura Pedio, dell’organizzazione che sarebbe stato in grado di condizionare nomine in magistratura e incarichi pubblici. Nel registro degli indagati anche l’ex collaboratore Alessandro Ferraro e il suo ex socio Giuseppe Calafiore, che come Amara aveva patteggiato una condanna per corruzione in atti giudiziari. Il fascicolo, che sta creando una nuova bufera tra le toghe, è stato trasmesso per competenza alla Procura di Perugia lo scorso dicembre dopo una riunione dopo l’estate con Raffaele Cantone, procuratore a Perugia, ufficio giudiziario competente per i reati commessi o subiti dalle toghe romane. Amara, il cui nome compare anche in altri casi giudiziari, era stato richiesto come testimone da parte dell’accusa nel processo Eni-Nigeria, ma i giudici di Milano il 5 febbraio 2020 avevano respinto la richiesta della procura. Un anno dopo, lo scorso marzo, l’assoluzione di tutti gli imputati aveva creato non poche tensioni tra le toghe milanesi.

Tra fine 2019 e inizio 2020, inoltre, il pm di Milano Paolo Storari avrebbe inviato una decina di email ai vertici dell’ufficio per chiedere di fare iscrizioni nel registro degli indagati e compiere accertamenti sulle dichiarazioni dell’avvocato. Il pm avrebbe comunicato al procuratore Francesco Greco che bisognava fare in fretta e iniziare ad indagare. A suo dire, data l’inerzia decise di consegnare i verbali all’allora consigliere Csm Piercamillo Davigo affinché venisse informato il comitato di presidenza. Non fece una lettera formale di trasmissione per informare il Csm. Né prima di quello si rivolse al procuratore generale di Milano perché avocasse l’inchiesta. Perché? Storari, già titolare di inchieste delicate e pupillo dell’ex aggiunto della Dda Ilda Boccassini, è pronto, quando sarà necessario, a riferire al Csm partendo da documenti scritti, per spiegare la decisione, a suo dire di “autotutela”, di fronte all’inerzia di Greco di consegnare i verbali di Amara, comunque sarebbe stato convinto che sarebbe stato avvisato pure il comitato di presidenza. In serata, fonti del Csm hanno però precisato che il Consiglio “opera soltanto sulla base di atti formali e secondo procedure codificate, essendo qualsiasi suo intervento inibito a fronte di atti non identificabili come la sommaria comunicazione verbale da parte dell’allora consigliere Piercamillo Davigo in merito a indagini della procura di Milano”. E dunque, “in presenza di notizie in sé irricevibili perché estranee ai canali formali e istituzionali, ogni iniziativa del Csm sarebbe stata scorretta e avrebbe potuto amplificare voci non riscontrabili“.

Nelle sue dichiarazioni Amara, a partire da fine 2019, aveva parlato dell’esistenza della loggia segreta Ungheria, di cui avrebbero fatto parte anche magistrati. Nei suoi verbali si citano nomi illustri tra cui per esempio anche il presidente della corte del processo Eni, Marco Tremolada. A Brescia competente a indagare il fascicolo è stato archiviato. Per Amara della superloggia farebbe parte pure Sebastiano Ardita, stimato consigliere del Csm. Ma Ardita è già stato a Perugia per smentire per tabulas – cioè con elementi concreti alla mano – le calunnie dell’avvocato. Fa i nomi di alcuni magistrati che si sarebbero rivolti a lui per ottenere promozioni e tira in ballo anche l’ex premier Giuseppe Conte al quale, a suo dire, avrebbe fatto ottenere tra il 2012 e il 2013 consulenze dal gruppo Acqua Marcia Spa per circa 400 mila euro.

Per Storari bisognava iscrivere subito alcuni nomi nel registro degli indagati per cercare riscontri a quelle affermazioni che, in caso contrario, avrebbero potuto essere delle calunnie. Il percorso formalmente corretto prevedeva che il pm – dopo aver mandato almeno una decina di mail in pochi mesi ai vertici della Procura senza, a suo dire, avere risposta – scrivesse al comitato di presidenza del Csm una missiva. L’inerzia dei vertici, secondo la ricostruzione del pm, sarebbe durata circa 6 mesi, tra fine 2019 e maggio 2020. Il pm ritiene di aver seguito nella sostanza le indicazioni previste da una circolare del Cms del ’94 che recita: “Il pubblico ministero che procede deve dare immediata comunicazione al Consiglio con plico riservato al Comitato di Presidenza di tutte le notizie di reato nonché di tutti gli altri fatti e circostanze concernenti magistrati che possono avere rilevanza rispetto alle competenze del Consiglio”.

Stando a questa ricostruzione, l’indagine che il pm voleva portare avanti sarebbe stata bloccata per non inficiare il processo in corso sulla vicenda Eni-Shell/Nigeria. Processo che tra i ‘grandi accusatori vedeva anche l’ex manager Eni Vincenzo Armanna, legato ad Amara e indagato pure lui nell’inchiesta sul falso complotto da cui Storari da qualche settimana si è chiamato fuori. Nel caso Eni-Nigeria, tra l’altro, i pm milanesi trasmisero a Brescia parte dei verbali di Amara nei quali si gettava un’ombra sui giudici (fascicolo che è stato archiviato). Giudici che hanno assolto tutti gli imputati. I verbali, senza timbri e senza firme, hanno poi cominciato a circolare a partire dall’autunno scorso. Tra l’ottobre del 2020 e i primi mesi del 2021 sono stati recapitati al Fatto Quotidiano, al Domani, a Repubblica. A spedirli, almeno secondo la procura di Roma, è Marcella Contrafatto, impiegata del Csm nella segreteria dell’allora consigliere Davigo, ora indagata per calunnia, che nei giorni scorsi è stata perquisita a casa e in ufficio.

Il procuratore di Milano sta preparando una relazione per riscostruire i passaggi e la tempistica relativi alla gestione del fascicolo. Ricostruzione per il Csm in vista di eventuale procedimento sulla vicenda. “Preferisco non parlarne, è una storia che mi rattrista. C’è una vicenda ben precisa e poi ci sono tante narrazioni, tanti storytelling” dice Francesco Greco. Intanto anche la procura di Brescia è al lavoro. “Siamo all’inizio dell’inizio. Sto acquisendo notizie e informazioni, formalmente il fascicolo conoscitivo non ancora aperto, è questioni di giorni” dice il procuratore capo di Brescia, Francesco Prete, già pm a Milano. Ancora presto capire se in procura a Brescia verranno sentiti i protagonisti milanesi di questo caso. “Devo capire che direzione prenderanno le cose”. “Piero Amara ha riferito cose che aveva appreso e su questo varie Procure, in base alla competenza territoriale, stanno facendo accertamenti: lasciamo lavorare i pm. Posso dire però che in sede giudiziaria tutti soggetti accusati da Amara, e che avevano contestato le sue affermazioni, sono stati condannati o hanno patteggiato, nessuno è stato assolto” dice l’avvocato Salvino Mondello, difensore di Amara. “Le dichiarazioni, in base a come si sono in passato conclusi alcuni procedimenti, sono state giudicate attendibili dai giudici – prosegue il penalista -. Restiamo, comunque, a disposizione dell’autorità giudiziaria nel caso volessero convocarci per essere ascoltati”.

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