Le immagini di Piazza Duomo piena di tifosi dell’Inter in festa per lo scudetto fanno il paio con gli assembramenti dell’ultimo derby. In entrambi i casi si è deciso di lasciar correre, mentre quando 300 ragazzini si sono radunati per il video di Neima Ezza non si è andati per il sottile: perché questa differenza?

Le scene degli assembramenti in Piazza Duomo per festeggiare lo scudetto dell’Inter lasciano veramente sgomenti. Possibile che non si fossero preparate adeguate contromisure per impedire un comportamento tanto pericoloso quanto prevedibile? Se non fosse stato questa domenica, sarebbe stato la prossima: intervenire a tutela della salute pubblica sarebbe stato doveroso, ma non si è fatto.

La cosa colpisce a maggior ragione se paragonata con l’assembramento di 300 ragazzini che all’inizio di aprile si è creato nel quartiere San Siro, per la registrazione del video del rapper locale Neima Ezza. In quel caso invece le forze dell’ordine sono intervenute con una certa decisione e ne sono nati degli scontri che hanno acceso un dibattito nazionale sul disagio giovanile e il degrado del quartiere, del quale evidentemente qualcuno si è accorto solamente ora. Eppure è così da anni!

Perché si ritiene necessario intervenire quando a violare le regole sono 300 adolescenti e non quando si tratta di un numero superiore di tifosi? Si potrà obiettare che allora le restrizioni erano più severe, in base al discutibile sistema dei colori, ma non si coglierebbe nel segno. Il mese precedente circa 5.000 tifosi di Inter e Milan si erano radunati fuori da San Siro in occasione del derby, nonostante si giocasse a porte chiuse. Non sono mancati momenti di tensione tra gli opposti gruppi ultras, ma l’atteggiamento delle forze dell’ordine è stato molto diverso, come testimoniano le immagini che vedono i tifosi spadroneggiare nell’area, liberi di accogliere i pullman in barba a qualunque considerazione di buon senso, oltre che alle norme in vigore.

Certo, ci sono situazioni nelle quali non è opportuno gettarsi a testa bassa sulla folla, con il rischio di alimentare la tensione, invece che scioglierla. Ma a maggior ragione, non riesco a capire quale tipo di minaccia sociale fosse rappresentata da 300 giovani che, dopo oltre un anno di socialità negata, partecipavano senza arrecare disturbo alcuno alla registrazione di un video. Quello che è successo dopo, con le aggressioni alla polizia, è certamente molto grave. Ma davvero che pensiamo che non sarebbe successo anche con i tifosi, se si fosse in qualche modo frenato il loro entusiasmo per le validissime ragioni sanitarie che tutti conosciamo?

Ecco, da amante del calcio mi piacerebbe davvero che qualcuno mi spiegasse perché a due pesi vengono applicate due misure. Perché dei ragazzi che cercano di sfuggire al grigiore di un quartiere abbandonato da tutti vanno colpevolizzati, mentre i tifosi di calcio sono lasciati liberi di scorrazzare come meglio credono?

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