Affetto da una grave forma di artrite reumatoide che lo immobilizza da anni, il prossimo 27 aprile alle ore 12, Walter De Benedetto affronterà la udienza decisiva del processo che lo vede imputato per coltivazione di sostanza stupefacente in concorso. “Mi assumo la mia responsabilità, questa è una battaglia in cui non ci sono solo io, credo nella giustizia e nella legge, mi sento a posto con la mia coscienza” aveva detto al termine dell’udienza di febbraio. Sono diversi infatti i pazienti che, trovandosi in condizioni analoghe, hanno deciso di raccontare la propria storia attraverso la campagna Meglio Legale. Come Alfredo Ossino, ex maresciallo Capo della Guardia di Finanza, in congedo a causa di un deficit-funzionale della colonna vertebrale. Oppure la quarantenne Stefania Lavore affetta dalla malattia di Parkinson di origine genetica. E ancora, Mara Ribera, che denuncia come “il dolore non può essere parte integrante della vita delle persone, soprattutto laddove si è riscontrato che l’utilizzo di cannabis terapeutica riesce a garantire una vita migliore”. E poi il trentenne Carlo Monaco, affetto da anoressia nervosa, e Paolo Malvani che soffre di dolore neuropatico causato da un incidente stradale, e Rosario D’Errico la cui decisione di procedere con la coltivazione domestica, data l’assenza di terapia, l’ha portato ad avere problemi con la giustizia e un processo penale con conseguente perdita del lavoro. Donato Farina, trentunenne di Padova, ha dovuto supplire con gli antidolorifici le lungaggini della prescrizione medica. Fino alla storia di una bambina di dodici anni che solo grazie alla cannabis terapeutica riesce a controllare gli spasmi epilettici causati dalla sua rarissima patologia. “In Italia – si legge nel comunicato della campagna – la cannabis terapeutica è legale dal 2007 ma, a causa dello scarso quantitativo prodotto dallo Stato, la distribuzione è spesso assente. Per quanto la legge preveda che il medico possa prescrivere questa terapia a carico del Servizio sanitario, molto spesso il farmaco non si trova in farmacia, portando chi ne fa uso all’assenza di terapia. Inoltre, lo stigma creato intorno alla pianta rende difficile anche il processo di prescrizione. Due fenomeni, questi, che legati alla scarsa informazione in merito rendonomolto complesso l’approvvigionamento della terapia”

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