Dal suo annuncio a metà marzo, la categoria degli Attori protagonisti è apparsa subito semi-chiusa, perché il compianto Chadwick Bosemanscomparso in estate a soli 43 anni per cancroè salito in pole di ogni pronostico. Ma non è (solo) il refrain de “la morte ti fa bello” a sostenere le quote di questo giovane e sfortunato attore americano, dalla sua c’è il talento, quello vero, e che è manifesto e ben condensato in Ma Rainey’s Black Bottom di George C. Wolfe, il “Kammerspiel a ritmo jazz” che lo vede protagonista di un ruolo complesso, ambiguo quanto scomodo.

Se tuttavia nella Notte dei 93mi Academy Awards sarà annunciato in trionfo un nome diverso, questo non potrà che essere quello di Anthony Hopkins, indiscusso maestro di recitazione, pluri-candidato in carriera, e con la statuetta guadagnata nel 1991 per l’iconico dr Hannibal dell’indimenticabile Il silenzio degli innocenti. Il suo “padre” di The Father di Florian Zeller, altro “dramma da camera”, profuma di straordinario, e nessuno si scandalizzerebbe di attribuire a questo sublime performer inglese il suo (probabilmente) ultimo Oscar.

Poche chance restano ai rimanenti tre contendenti, per quanto validissimi interpreti di ruoli non facili. Un plauso particolare va al britannico di origini pakistane Riz Ahmed che offre in Sound of Metal di Darius Marder una prova magnifica nella resa del personaggio di Ruben, batterista che perde improvvisamente l’udito. E se va da sé la solidità del già “oscarizzato” Gary Oldman in Mank di David Fincher, anche la performance del sudcoreano naturalizzato americano Steven Yeun impreziosisce il valore del film Minari diretto da Lee Isaac Chung.

Forse ancor più “chiusa” è la categoria dei Supporting Actors che vede superfavorito il britannico Daniel Kaluuya per il suo intenso Fred “Messiah” Hampton nel film Judas and the Black Messiah di Shaka King che eccezionalmente vede ben due candidati in cinquina. Kaluuya è infatti accompagnato dall’altrettanto bravo Lakeith Stanfield che tuttavia gode di minor favore. Anche Sacha Baron Cohen – che ricordiamo presente agli Oscar anche con il sui sequel di Borat, ben quotato per la sceneggiatura – ha qualche possibilità di vittoria per il corale Il processo dei Chicago 7 di Aaron Sorkin, mentre decisamente meno sostenute dai pronostici sono le pur valide performance di Leslie Odom Jr (candidato anche con la sua magnifica canzone Speak Now) per One Night in Miami di Regina King e di Paul Raci per il già citato Sound of Metal.

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