Scontro rovente negli studi di “Dimartedì” (La7) tra l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Elisabetta Gardini e il deputato di Liberi e Uguali Pier Luigi Bersani.
L’ex parlamentare di Forza Italia, rivolgendosi a Bersani, perora la causa del movimento IoApro, a cui è stata negata dalla Questura l’autorizzazione a manifestare a Roma il 12 aprile.
“Non capisco perché si rivolge a me – commenta Bersani – Si rivolga al virus, non a me. Mi dia retta. Adesso c’è Speranza nel mirino. Ho letto sui giornali delle frasi miserabili e vigliacche, come ‘becchino’“.

“Certo. Speranza non può far pagare la pandemia solo a una parte del Paese e ad alcune categorie”, accusa l’europarlamentare.
“Allora rompiamo il termometro, così passa la febbre”, ribatte Bersani.
Gardini, a proposito di chiusure, denuncia il fatto che al teatro Parioli di Roma, per la messa in onda del “Maurizio Costanzo Show”, c’è la platea piena, mentre queste regole non valgono per gli altri spettacoli teatrali. Sarà poi l’attore Massimo Ghini, ospite in studio, a spiegare che si tratta di figuranti pagati da Mediaset.

Bersani ironizza: “Si rivolgono sempre a me e non so il perché”.
“Lei è uno dei leader più importanti della maggioranza – risponde il conduttore Giovanni Floris – nonché leader del partito che esprime il ministro della Salute Speranza”.
Ce l’avete tolta la speranza – insorge Gardini – Cambiategli nome“.
Ecco là, queste belle battute – commenta Bersani – Sa cosa sta succedendo? Tutti i Paesi in Europa hanno l’epidemia ma siamo gli unici ad avere un governissimo, con della gente à la Salvini che dice sì quando è dentro e dice no quando è fuori. E con una maggioranza e un’opposizione che, non potendo prendere di petto Draghi o il governo, se la prende con Speranza, facendo delle affermazioni vigliacche e inaccettabili. C’è un limite a tutto. Ricordo che ci sono altri Paesi che hanno chiuso tutto”.
“Per un breve periodo di tempo – replica Gardini – Noi da oltre un anno”.
Interviene l’epidemiologa Stefania Salmaso che risponde alla europarlamentare: “In Gran Bretagna, che adesso per noi è un modello, sono 4 mesi che sono chiusi. Anche oggi sono chiusi, pur avendo circa 10 decessi al giorno a fronte delle nostre centinaia di morti, e i ristoranti apriranno molto più in là“.

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