Quello che è accaduto in questi giorni intorno al caso di Astrazeneca ha segnato, a mio avviso, una distanza abbastanza siderale tra noi, cittadini comuni, persone non laureate in Medicina e tuttavia, magari, laureate e addottorate in altre materie, insomma gente che sa osservare la realtà e rifletterci sopra e i nostri virologi da salotto tv, ormai onnipresenti su tutte le frequenze. E ormai sempre più sicuri di sé, sempre più pronti a ridicolizzare noi comuni mortali coi loro poveri dubbi da ignoranti. Eppure, a mio avviso, a sbagliare stavolta sono stati loro.

Quando i primi casi di trombosi mortali hanno cominciato a manifestarsi in Italia, colpendo soprattutto donne giovani, tra cui un’insegnante di musica di 55 anni e una insegnante di 32 – ma i casi sono di più – quello che molti di noi abbiamo pensato con inquietudine era che un nesso tra quelle morti di giovani donne e il vaccino era possibile, forse probabile. Pur senza essere medici, la sensazione era chiaramente quella. Non una certezza, ovviamente, un dubbio, una paura. Ma loro no. Mettere in dubbio la scienza medica esatta e incontrovertibile? Giammai. Subito, hanno negato ogni collegamento tra il vaccino e le trombosi.

Penso a Matteo Bassetti che a gran voce proclamava: “I dati relativi ai casi di trombosi in chi è vaccinato contro il Covid sono esattamente uguali a quelli per la popolazione non vaccinata”. Dove lo ha detto? In televisione, ovviamente, mica su un articolo scientifico. Penso a Massimo Galli, onnipresente su tutte le frequenze, che parlava di “bufala”, dicendo che “gli eventi trombotici sono assolutamente frequenti nella popolazione generale, a prescindere dalla vaccinazione”. Tutto ciò mentre mezza Europa ritirava il vaccino oppure modifica le fasce a cui doveva essere somministrato.

Intanto noi, comuni mortali, nella testa anche le foto di quelle giovani donne morte, ci sentivamo sempre più trattati da minorati mentali, pur non essendo no vax e credendo nella scienza esattamente quanto questi virologi a cui i media hanno conferito un potere quasi extraumano.

Ma cosa è successo quando poi Ema, come appunto era immaginabile, ha ammesso il nesso tra trombosi e morti, invitando a scriverlo nel bugiardino del vaccino? Le argomentazioni dei virologi di cui sopra, a cui si sono aggiunti altri, è prontamente cambiata. Come? È scattata la gara a dire che questo o quello è più pericoloso del vaccino. Ad esempio l’aereo provocherebbe più trombosi (Crisanti), l’aspirina pure (Mannucci) e via via tutta una serie di altri esempi usati più che tranquillizzarci per ridicolizzare le nostre paure, farci sentire cretini perché dubbiosi su un vaccino che ha provocato decessi, per quanto pochi. Una mossa, a mio avviso, del tutto sbagliata, perché non si tratta della stessa cosa. La situazione è diversa, siamo in un contesto pandemico. La paura che ciò dovrebbe curarti possa danneggiarti può esistere e non serve certo a rassicurare il sentirsi ridicolizzati da statistiche che a livello emotivo non servono a nulla.

Quello che servirebbe è ben altro: maggior umiltà dei nostri ormai onnipotenti virologi, presa in carico di eventuali paure e dubbi – che peraltro in questo caso erano pure fondati – rassicurazione fatta con tutt’altro metodo e non con la retorica di chi guarda il cittadino che si pone delle domande dall’alto verso il basso. Anche perché dopo quello che è successo la fiducia in loro sarà ancora minore.

Il caso Astrazeneca mostra che, forse, abbiamo dato troppo potere mediatico a questi medici e la colpa è di noi giornalisti, che ci siamo dimenticati che esistono altri esperti altrettanto necessari (qualcuno ha mai visto uno psicologo in tv?). Sarebbe ora di dare voce anche ad altri professionisti, persino ai tanti vituperati umanisti. E allora lo faccio io, riportando le parole del filosofo Simone Regazzoni, che sulla sua pagina Facebook ha scritto, sul caso Astrazeneca queste illuminanti parole:

Il delirio tutt’ora in scena attorno ad AstraZeneca è legato al fatto che, complici gli stessi medici che hanno intossicato il dibattito pubblico, abbiamo fatto in quest’anno della scienza medica il “Garante assoluto”: come se la scienza avesse in tasca verità oggettive, come se non vi fossero altri saperi a poter parlare, come se l’unica cosa che i soggetti potessero fare fosse dichiarare “io credo nella scienza” e adeguarsi.
Bisogna liquidare la scienza? No, ma bisogna continuare a pensare, cosa che molti medici e intellettuali al seguito, compreso qualche filosofo, non hanno fatto quando con un dogmatismo assoluto hanno a priori liquidato l’ipotesi altamente probabile che vi fosse un legame tra vaccino e morti. Ora che questi legami causali non si possono più ignorare si prova a liquidarli con nuove formule magiche che denotano ancora una volta l’arroganza di un sapere che non sa comunicare e dice: “è più pericolosa l’aspirina”. L’unico risultato di questa farsa sarà creare ancora più insicurezza e frustrazione in una popolazione già profondamente provata.

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