Le carceri italiane sono tra le più sovraffollate dell’Unione europea. Secondo il rapporto Space del Consiglio d’Europa sulla situazione nei penitenziari nei 47 stati membri di quest’organizzazione per la promozione dei diritti umani nel continente, l’Italia registra dati migliori solo della Turchia. Alla fine del gennaio 2020 nelle carceri del nostro paese c’erano 120 detenuti per ogni 100 posti, con una media di 1,9 per cella. In Turchia i carcerati sono 127 per 100 posti, in media 11 detenuti per ogni cella.

A livello comunitario nello stesso periodo in Belgio c’erano 117 detenuti per ogni 100 posti, in Francia e Cipro 116, in Ungheria e Romania 113, in Grecia e Slovenia 109. L’Italia è inoltre il paese dell’Unione europea con il maggior numero di detenuti che hanno più di 50 anni. Gli over 50 sono 15.820 e rappresentano il 26% della popolazione carceraria italiana. La percentuale italiana di detenuti over 50 supera di molto la media del 14,8% dei paesi membri del Consiglio d’Europa.

Secondo Marcelo Aebi, responsabile del rapporto, se si osservano i trend della popolazione carceraria in Italia dal 2000, il Paese sembra avere due strade per risolvere la questione del sovraffollamento: la prima è “ridurre la durata delle pene”, e la seconda è “di costruire più prigioni”, anche perché, afferma Aebi, “le amnistie, come quella del 2006, non risolvono il problema”.

“I risultati sono allarmanti ma, purtroppo, non mi stupiscono”, dice la senatrice del Pd Monica Cirinnà, segretaria della commissione Giustizia. “Da tempo denuncio, assieme a tante e tanti altri, la disastrosa situazione del sovraffollamento carcerario. Oggi abbiamo la conferma: in questo l’Italia è la peggiore in Europa. È, molto semplicemente, una vergogna e una palese violazione della Costituzione, ulteriormente aggravata dall’emergenza sanitaria: come può essere attuato l’articolo 27 se non si garantiscono condizioni minime di esistenza dignitosa alle persone detenute?”. “L’ho detto molte volte – continua – e lo ripeto ancora: il profilo civile di uno Stato, e la stessa tenuta della democrazia e dello stato di diritto si misurano anzitutto sul grado di tutela della dignità delle persone affidate alla custodia dello Stato. Rivolgo un appello alla ministra Cartabia, che ha sempre mostrato, da studiosa e da presidente della Corte costituzionale, una sensibilità non comune su questi temi: affrontiamo una volta per tutte la questione, governo e Parlamento insieme, con coraggio e senza esitazioni”.

(Immagine d’archivio)

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