Nuova giornata di proteste in diverse città contro le restrizioni anti contagio e le chiusure, mentre il governo si prepara a chiedere un nuovo scostamento di bilancio per finanziare il secondo decreto Sostegni. In piazza del Popolo si sono riunite pacificamente, e rispettando le distanze di sicurezza, decine di lavoratori autonomi sotto le bandiere del movimento Autonomi e Partite Iva. Ci sono lavoratori della montagna del Trentino, della Valle D’Aosta e dell’Abruzzo con gli scarponi ai piedi, lavoratrici vestite da sposa in rappresentanza della categoria dei wedding planner e ristoratori con banchetti da cui offrono assaggi. Tutti lamentano l’insufficienza dei ristori e la difficoltà di andare avanti mantenendo famiglie anche con tre figli. I manifestanti hanno chiesto al senatore Vittorio Sgarbi, che si era presentato senza mascherina, di allontanarsi. A Roma hanno sfilato anche le lavoratrici del gioco legale – poi ricevute dal direttore generale dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli Marcello Minenna – e in Toscana è andata in scena la manifestazione degli ambulanti che chiedono l’apertura di un tavolo di crisi: un corteo di furgoncini partito da Pistoia ha raggiunto Firenze. L’Associazione nazionale palestre e lavoratori sportivi dal canto suo fa sapere che dopo la manifestazione di martedì in piazza Montecitorio a Roma molti titolari – addirittura il 20% – hanno deciso di riaprire nonostante decreti anti-Covid.

Il nuovo scostamento e il prossimo decreto Sostegni – Il governo Draghi dovrebbe chiedere il nuovo scostamento la settimana prossima, in contemporanea con il varo del Documento di economia e finanza. La cifra stando a indiscrezioni potrebbe aggirarsi intorno ai 30 miliardi, dopo i 32 del precedente scostamento chiesto e ottenuto dal precedente esecutivo. Il 22 aprile l’aula della Camera si pronuncerà sulla richiesta. Poi andrà approvato il nuovo decreto con gli aiuti, che dovrebbe dunque vedere la luce a maggio. I contenuti sono ancora in via di definizione: tra le ipotesi c’è quella di allargare ulteriormente la platea dei beneficiari riducendo la perdita percentuale di fatturato necessaria per accedere agli aiuti. Per singoli settori particolarmente colpiti ci potrebbero essere interventi ad hoc, come sembra suggerire il ministro del Lavoro Andrea Orlando che nell’intervista alla Stampa parla di “sostegno ai settori che hanno subito dei cambiamenti più profondi e che hanno sofferto di più nel corso di questi mesi” e misure di sostegno da “mirare e trasformare in politiche industriali”. Resta da vedere se in parallelo si sceglierà anche di rimborsare una parte dei costi fissi: per ora si parla solo del rinnovo del credito di imposta del 60% sugli affitti dei negozi, scaduto a dicembre. Mentre gli albergatori chiedono la proroga del loro tax credit che si esaurirà a fine mese, oltre allo stop alla seconda rata Imu e alla Tari.

Nel decreto sono attese anche misure per la liquidità delle imprese, a partire da garanzie pubbliche più generose sui prestiti e un allungamento dei tempi di restituzione, oltre alla proroga delle moratorie chiesta a gran voce dalle associazioni di rappresentanza di commercianti e artigiani ma anche dal mondo bancario che teme un effetto domino nel caso le aziende non siano in grado di restituire il dovuto.

In 10 giorni 1 milione di domande di contributo a fondo perduto – Intanto l’Agenzia delle Entrate ha fatto sapere che in 10 giorni sono arrivate circa un milione di domande del contributo a fondo perduto previsto dal primo decreto Sostegni. Sul totale dei richiedenti, quasi 100mila svolgono la loro attività in Lombardia, seguono la Campania con 70.534 operatori, il Lazio (68.697), la Puglia (45.926), la Toscana (42.141), la Sicilia (41.763), il Veneto (40.620). E oggi sono partiti gli ordinativi di pagamento delle prime 600mila istanze per un importo complessivo di 1,9 miliardi a favore delle imprese che hanno presentato la domanda entro la mezzanotte del 5 aprile 2021. In 10mila hanno chiesto di avere un credito di imposta invece del versamento sul conto corrente.

Modifiche in arrivo su Cosap e affitti – Il Parlamento, che sta esaminando il decreto, ha a disposizione 550 milioni di euro per le modifiche. Il relatore Daniele Manca (Pd) a Italia Oggi ha anticipato che “si può valutare di eliminare tutto l’anno il versamento delle imposte Cosap e Tosap“, come chiedono tra gli altri gli ambulanti. Mentre Daniele Pesco (M5S), presidente della commissione Bilancio del Senato, annuncia un pacchetto di emendamenti sugli affitti “per venire incontro alle esigenze dei proprietari, dei conduttori e delle categorie più fragili“, tenuto conto che è ancora in vigore il blocco degli sfratti. Da una parte “vogliamo introdurre esenzioni fiscali per i canoni non riscossi dai proprietari, dall’altra reintrodurre un credito d’imposta per le locazioni commerciali, cercando di alleggerire le attività economiche dal peso di questo costo fisso. Infine intendiamo prevedere la costituzione di un ‘Fondo locazioni’ per permettere a chi è in difficoltà di accedere a una casa in affitto”.

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