“Servono ristori più adeguati, più inclusivi e più tempestivi”. “La delusione è che le risorse disponibili sono poche e insufficienti rispetto alla situazione vissuta da tantissime imprese”. “Oltre il 60% resterà escluso“. Mentre in piazza Montecitorio ambulanti e commercianti protestavano contro le restrizioni anti Covid, i rappresentanti di Confcommercio, Confesercenti e Cna, auditi in Senato sul decreto con i nuovi aiuti, hanno criticato l’ammontare degli indennizzi e i parametri scelti dal governo Draghi per distribuirli. I nuovi sostegni sono in generale inferiori a quelli distribuiti lo scorso autunno con i decreti Ristori: prende di più solo chi nel 2020 ha avuto perdite fortissime, superiori al 65% rispetto al 2019.

Il rappresentante di Confcommercio ha chiesto un “deciso rafforzamento, entro e oltre il perimetro del decreto Sostegni, delle risorse dedicate ai ristori che verranno riconosciuti ad imprese, professionisti e partite Iva a fronte delle perdite di fatturato medio mensile registrate nel 2020 rispetto al 2019”. Perché allo stato attuale il ristoro medio, “che assume come base di calcolo un solo dodicesimo della caduta del fatturato annuo, sarà di circa 3.700 euro. Non ci siamo e, dunque, lo ribadiamo: servono ristori più adeguati in termini di risorse, più inclusivi in termini di parametri d’accesso e che tengano conto anche dei costi fissi, più tempestivi in termini di meccanismi operativi”. Adeguatezza, inclusività e tempestività, sottolinea l’associazione, sono esigenze che “valgono anche per le misure dedicate a turismo, montagna e cultura, professioni”. Quanto ai trasporti, secondo Confcommercio “occorre sostenere tutto il sistema dell’accessibilità non limitandosi al solo trasporto pubblico locale”.

In conclusione “bisogna fare di più e bisogna fare presto, sia per un nuovo e robusto scostamento di bilancio, sia per affrontare moratorie fiscali più ampie e un ulteriore aspetto dell’emergenza connesso alla tenuta della struttura finanziaria delle imprese: la proroga della moratoria sui prestiti bancari e l’allungamento dei tempi per il rimborso dei prestiti assistiti da garanzie pubbliche”. Sul versante degli ammortizzatori sociali, bene “la proroga della cassa covid, di cui va, però, assicurata la continuità rispetto al ciclo di prestazioni precedenti”. Perché, come mostra un’approfondimento della Fondazione studi Consulenti del lavoro, “emerge un vero e proprio vuoto di tutele, almeno fino al 31 marzo 2021″ per tutti gli assunti dal 5 gennaio 2021, aggravato dall’inserimento in zona rossa di numerosi territori a carattere comunale e regionale, al quale si auspica venga posto rimedio in sede di conversione del decreto legge”.

Il segretario generale della Cna, Sergio Silvestrini, ha calcolato che oltre il 60% delle imprese sono escluse dagli indennizzi a causa della soglia del 30% minimo di perdita rispetto al 2019. La richiesta è di sostituire “la tagliola del 30% con un meccanismo di decalage che riduca progressivamente il beneficio” ma ampliando la platea dei beneficiari. Cna apprezza il superamento dei codici Ateco e l’adozione del fatturato come requisito per gli indennizzi, ma “serve un segno di forte discontinuità, con risorse aggiuntive e nelle modalità e nei tempi di erogazione degli aiuti rispetto agli interventi dello scorso anno per ridare non solo mezzi finanziari ma, soprattutto, fiducia agli operatori fiaccati da mesi terribili ma desiderosi di riscatto”. Silvestrini ha aggiunto che il decreto “non prevede nulla in materia di liquidità e credito che necessita di essere affrontato con urgenza”. Pertanto “occorre prorogare alcune delle misure straordinarie in scadenza al 30 giugno” come le moratorie sui prestiti e il sistema di garanzie pubbliche, ed è urgente ”rivitalizzare il sistema dei Confidi che in questa crisi ha saputo supportare al meglio le esigenze del mondo della micro e della piccola impresa”. Il segretario ha poi evidenziato la necessità di correggere l’impostazione della norma in materia di Tari per “evitare pesanti aggravi degli importi per le utenze non domestiche”.

Il segretario generale di Confesercenti Mauro Bussoni dal canto suo ha parlato di “delusione” per risorse “poche e insufficienti rispetto alla situazione vissuta da tantissime imprese. Cerchiamo di migliorarlo per quanto possibile in sede di conversione, ma credo che per noi la partita determinante e più importante sarà quella di avere presto la disponibilità di un decreto dedicato alle imprese che colmi le lacune che si sono palesate fino ad oggi”. Perché “chi non lavora, chi subisce tutta una serie di decurtazioni che vanno al di là della sua diretta volontà o capacità come imprenditore ha bisogno di essere risarcito e compensato in modo adeguato. Purtroppo tutto questo col decreto sostegni non potrà avvenire”.

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