Nubi molto oscure si stanno addensando sui cieli del Vaticano e la perturbazione arriva da oltralpe. Perturbazione, tutta morale, che investe le coscienze di credenti e alti prelati e nasce dal niet alla benedizione delle coppie omosessuali, sancito in un recente documento della Congregazione per la dottrina della fede. Come riportato anche dal Fatto Quotidiano on line, “per l’ex Sant’Uffizio, guidato dal cardinale gesuita Luis Francisco Ladaria Ferrer […] poiché le benedizioni sulle persone sono in relazione con i sacramenti”, quella alle unioni tra persone dello stesso sesso non può essere impartita “in quanto costituirebbe in certo qual modo una imitazione o un rimando di analogia con la benedizione nuziale”. E mai sia.

Per gli alti prelati romani sembrerebbe che Dio abbia bisogno di discriminare gay e lesbiche per salvaguardare la bontà delle relazioni eterosessuali. E ciò ha suscitato diverse perplessità all’estero. E in misura minore anche in Italia, dove in seno alla chiesa ufficiale si sono levate diverse proteste. A Bonassola, in Liguria, don Giulio Mignani non ha benedetto i ramoscelli d’ulivo, per la domenica delle palme, in segno di protesta. Dichiarando: “Sono poi estremamente contento che questa mia decisione di non benedire le palme e gli ulivi avvenga a pochi giorni dalla pubblicazione del documento della Congregazione per la dottrina della fede”.

Come riporta Gaypost.it, la protesta si è estesa oltralpe, soprattutto nell’Europa centro-settentrionale. E non sembra una questione da poco. Il malcontento parte dal basso e viene accolto proprio dai vescovi. In Germania, in Svizzera, in Austria e in Alto Adige le associazioni di donne cattoliche hanno duramente criticato il documento dell’ex Sant’Uffizio, chiedendo che la chiesa riveda in modo radicale la morale sessuale del catechismo cattolico. E non solo. Già a marzo scorso Johan Bonny, il vescovo di Anversa in Belgio, ha chiesto scusa per le mancate benedizioni, ritenendo indegno considerare le relazioni omosessuali come peccato. Più recentemente, il vescovo di Vienna Cristoph Schonborn ha definito la scelta del Vaticano dolorosa, perché divisiva e discriminatoria. Le chiese viennesi, in occasione della Pasqua, hanno pure issato bandiere arcobaleno.

Prese di posizione molto forti, se consideriamo che arrivano “dal basso” e trovano accoglienza proprio tra i massimi rappresentanti delle gerarchie. In un contesto, quello dell’Europa centro-settentrionale, che non ha avuto problemi a generare scismi per la mancanza di dialogo tra nuove esigenze spirituali e l’incapacità della curia romana di leggere e interpretare il presente: Lutero docet. E grande è da diverso tempo, se non l’insofferenza, quantomeno la sofferenza tra i/le credenti per le prese di posizione della chiesa ufficiale sulle persone Lgbt+. Fosse non altro perché nelle stesse famiglie cattoliche ci sono figli, genitori, fratelli e sorelle che si dichiarano omosessuali e il loro esempio di vita va in tutt’altra direzione rispetto a quel “disordine” morale in cui regole e encicliche vorrebbero ricacciare la comunità arcobaleno.

È ancora presto per dire se la morale sessuale – e la necessità di una revisione profonda, che tenga conto di un mondo che cambia e che esige maggiore libertà di scelta e autodeterminazione – possa essere il punto di svolta su cui si consumeranno divisioni, anche definitive, dentro il mondo cattolico. E uno scisma consumato in opposizione all’omofobia istituzionale della chiesa, sebbene auspicabile, non sembra proprio dietro l’angolo. Ma grande sembra il malcontento, dentro il mondo cristiano, nei confronti di un apparato ecclesiastico che non ha strumenti per affrontare il presente e le sue sfide.

La dottrina morale della chiesa non risponde più alle esigenze di una società meno bigotta e maggiormente dinamica in tema di sessualità e scelte affettive. L’Europa centro-settentrionale – scismi a parte – ha già dato prova di saper dare una soluzione a tali esigenze, come vediamo nelle chiese riformate che hanno aperto da tempo immemore alla fine del celibato, al sacerdozio femminile e, più recentemente, all’affettività tra persone dello stesso sesso. I vescovi cattolici di quella parte dell’Europa, se non vogliono perdere fedeli a favore della concorrenza protestante, devono tenere in considerazione tali esigenze. Forse anche opponendosi alle disposizioni delle alte gerarchie romane. Oltralpe sembra che lo si sia capito. Oltretevere, invece, sembra essere rimasti fermi ai tempi della controriforma. Le nubi intanto continuano ad addensarsi. E la tempesta non sembra un acquazzone passeggero.

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