Contagi in lieve calo a livello nazionale, ma non in 9 Regioni, a partire da quelle che fino a poche settimane fa erano in zona bianca o gialla (Calabria, Liguria, Sardegna e Valle d’Aosta). E una pressione sulle terapie intensive ancora molto alta, con punte di saturazione dei posti letto oltre il 60%. È la fotografia della situazione epidemiologica nel nostro Paese secondo l’ultimo rapporto di Fondazione Gimbe, relativo alla settimana 24-30 marzo. Negli ultimi 7 giorni i casi sono passati complessivamente da 150.181 a 141.396 (-5,9%), a fronte però di un aumento dei decessi: 3mila contro i 2.878 di una settimana fa. Stabili i casi attualmente positivi (562.832 vs 560.654) e le persone in isolamento domiciliare (529.885 vs 528.680), in aumento i ricoveri con sintomi (29.231 vs 28.428) e le terapie intensive (3.716 vs 3.546).

“Per la seconda settimana consecutiva, a livello nazionale si rileva una lenta discesa del numero di nuovi casi e del loro incremento percentuale”, commenta il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta, “anche se il dato risente di notevoli differenze regionali correlate al livello di restrizioni di 3 settimane fa”. In 9 Regioni, infatti, l’aumento percentuale dei nuovi casi è ancora in crescita, soprattutto in Calabria, Liguria, Sardegna e Valle d’Aosta. Al contrario si rilevano riduzioni rilevanti in Regioni che 3 settimane fa erano in zona arancione o rossa. Inoltre, in 10 Regioni aumentano i casi attualmente positivi, dato che si riflette anche a livello nazionale.

Per quanto riguarda la situazione negli ospedali, “entrambe le soglie di allerta di occupazione dei posti letto da parte di pazienti Covid in area medica (>40%) e in terapia intensiva (>30%) sono superate a livello nazionale, attestandosi rispettivamente al 44% e al 41%”, spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui servizi sanitari della Fondazione. Il livello di allarme per l’area medica è superato in 10 Regioni, mentre quello per le rianimazioni in 13. In alcuni territori la situazione è ancora più complessa: in Puglia, Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Toscana, Molise e Lazio, infatti, le terapie intensive sono occupate al 40%, mentre in Piemonte, Provincia Autonoma di Trento ed Emilia-Romagna raggiungono il 50%. Il picco in Lombardia e Marche (oltre il 60%).

Come di consueto, nel report di Gimbe si fa il punto anche sulla campagna di vaccinazione. I dati dell’ultima settimana confermano che le somministrazioni procedono ancora a rilento, soprattutto per quanto riguarda gli over 80. Solo il 28,3% ha completato il ciclo vaccinale, mentre il 27,4% ha ricevuto solo la prima dose. Ancora ai nastri di partenza la fascia 70-79 anni: degli oltre 5,9 milioni di cittadini coinvolti, solo 106.506 (1,8%) hanno completato il ciclo vaccinale e 481.418 (8,1%) hanno ricevuto solo la prima dose, anche qui con notevoli difformità regionali (Bolzano, Trento, Lazio, Emilia Romagna, Sicilia e Veneto sono avanti, mentre Regioni come l’Umbria o la Puglia hanno somministrato solo poche dosi agli over 70).

Poi c’è il caso delle persone a elevata fragilità, su cui Gimbe accende un faro: nonostante si tratti di una categoria considerata prioritaria dal Piano nazionale vaccini, “al momento la rendicontazione del database ufficiale” non fornisce numeri precisi. E’ quindi impossibile stimare quanti cittadini fragili abbiano ricevuto la prima dose, sia a livello nazionale che nelle singole Regioni. “Non si può escludere – spiega Cartabellotta – che nella categoria denominata ‘Altro’ (dal ministero, ndr), con oltre 1,4 milioni di dosi (14,4% del totale delle somministrazioni), rientri un certo numero di soggetti fragili”. Escludendo da questo “contenitore” le 572.692 dosi (39,6%) somministrate a persone di età con più di 70 anni, considerabili a rischio per fascia anagrafica, resta da fare luce su 873.787 (60,4%) dosi somministrate a soggetti di cui non è possibile rilevare altre indicazioni di priorità. “Per ragioni di trasparenza e monitoraggio – continua il Presidente – da un lato è indispensabile inserire nel report ufficiale la categoria dei soggetti ad elevata fragilità al fine di garantire una precisa rendicontazione, dall’altro bisogna fare chiarezza sulla categoria ‘altro’, che ancora una volta permette di rilevare enormi differenze regionali“.

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