Inizi a leggere Io sono Gesù di Giosuè Calaciura (Sellerio) e senza accorgertene ti ritrovi a seguire una specie di romanzo d’avventura su uno dei personaggi “storici” più religiosamente sacri al mondo in un’inattesa veste laica e antimitologica. Madre “perché mi hai messo al mondo?” Padre “perché mi hai abbandonato”? Sono i crucci d’inadeguatezza esistenziale che il giovane trentenne Gesù si pone, in una sorta di memoir in prima persona dalle terre di Palestina, quei millenovecentottantotto anni fa con lo sguardo rivolto all’indietro, sorta di diario pre-evangelico, dei primi trent’anni di fughe adolescenziali, eros sfiorato delle prime cotte, baldanza ed esuberanza fisica della giovane età. Nessuna traccia di messianismo futuro, di supplizi e di proselitismi che verranno, Gesù scappa da casa alla ricerca del padre falegname scomparso, si accoda ad una carovana di saltimbanchi, si innamora di un misteriosa danzatrice, sfiora la morte, viene derubato, ritorna a casa dalla madre, affronta la vita da adulto sul nascere, vuole sposarsi, e infine è costretto a subire la prepotenza di violenti mercenari, il disprezzo dei soldati romani e una tragica siccità. Punteggiato dalle apparizioni di personaggi che già conosciamo dagli echi ufficiali della letteratura sacra ma qui in ruoli sconosciuti (Barabba, Giovanni, Giuda), scosso dai fremiti di un palpitante protagonista, Io sono Gesù sembra voler restituire naturale umanità e profonda finitezza al ragazzo sul cui racconto agiografico è stato imbastito il cristianesimo. Calaciura funge poi da artigianale scalpellino dell’eccesso e del superfluo, prodigo a restituire dignità e fragilità ad un mondo antico, lontano, impossibile come fosse un appena ieri, intento a costruire una lingua ruvidamente pastosa, naturalisticamente solenne, che sfiora un’inattesa grazia. Voto (devoto): 9

Lo Scaffale dei Libri, la nostra rubrica settimanale: diamo i voti a Io sono Gesù, La spinta, Il pioppo del Sempione

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