A un mese dal crollo di una porzione del cimitero di Camogli, la squadra di recupero coordinata dall’ingegnere del comando dei Vigili del Fuoco di Genova Francesco Filipponi assieme agli incursori del Comsubin che ha recuperato 320 tra feretri e resti umani. In questi giorni sono iniziati gli scavi con le pale meccaniche dopo alcune verifiche onde evitare che lo spostamento dei detriti possa generare ulteriori cedimenti della falesia franata lo scorso 22 febbraio.

Non è ancora chiaro il numero esatto delle salme disperse, in quanto la lista dei loculi, che il Comune di Camogli non ha ancora ricostruito completamente, non sembra comprendere alcune sepolture di nuclei familiari. Per questo il comitato di parenti denominato “Caligo su Camogli”, come l’inusuale fenomeno atmosferico di ‘nebbia sul mare’ che ha avvolto i giorni del crollo, chiede maggiore chiarezza nelle comunicazioni con i familiari, che in molti casi non sono ancora riusciti a capire se le salme dei propri parenti sepolte nel cimitero siano rimaste coinvolte dal crollo, siano state recuperate e/o come procederanno a una ricollocazione nelle prossime settimane.

Anche in considerazione delle molteplici denunce dello stato di abbandono e incuria del cimitero, la Procura di Genova ha aperto un fascicolo per frana colposa per ora a carico di ignoti, che mira a verificare eventuali carenze nella manutenzione e nello svolgimento di lavori che erano stati fatti da poco.

“Insieme alla Asl faremo il possibile per riconoscere le salme anche il test del dna – aveva dichiarato il sindaco di Camogli nelle ore immediatamente successive al crollo – stiamo valutando di attivare anche un supporto psicologico per quelle persone che comprensibilmente hanno subito uno choc da quanto avvenuto”. A oltre un mese dai fatti, pur nella consapevolezza della complessità delle operazioni, molte delle persone che avevano parenti, amici e affetti nella porzione franata del cimitero restano in attesa di aggiornamenti.

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