Perché ci meravigliamo tanto delle milioni di dosi di vaccino trovate ad Anagni quando è norma e regola in Italia produrre farmaci per esportarne sino al 95% all’estero (media 73%)?

Rimando all’infografica ufficiale [consultabile qui] della azienda Teva Italia, a capitale israeliano, che ha ben 5 siti produttivi in Italia tra Lombardia e Piemonte, dona lavoro per circa 6000 dipendenti compreso l’indotto (ma solo ed esclusivamente nel nord Italia) e soprattutto esporta il 95% del proprio prodotto farmaceutico italiano.

Teva in ebraico significa “arca”: gli israeliani, considerando strategica la produzione e la diffusione dei farmaci, si sono creati una delle principali industrie farmaceutiche mondiali in poche decine di anni portandosi sulla propria “arca” tutti i farmaci generici del mondo. La Teva, infatti, produce e distribuisce, in alta qualità e sicurezza, pressoché tutti i farmaci a brevetto scaduto.

L’anno scorso, di questi tempi, ho rischiato il licenziamento – tanto per cambiare – quando in piena prima ondata di pandemia mi resi conto che in Italia non si riusciva a trovare una sola compressa di idrossiclorochina mentre la Teva ne donava (!) sei milioni di pezzi agli ospedali americani di Trump. Probabilmente gli Usa hanno ricambiato il favore consentendo ad Israele di immunizzare buona parte dei propri cittadini con Pfizer (solo una parte ha scelto AstraZeneca), dopo una formidabile campagna vaccinale.

A Napoli il sindaco De Magistris ha già iniziato la campagna elettorale in Calabria: nessuno gli ha ricordato che la Calabria ha il maggiore consumo pro capite di farmaci territoriali per la specifica conformazione orografica e per la tragica situazione della sanità ospedaliera calabrese. Una bella fabbrica Teva in Calabria sarebbe tanto utile non solo a donare lavoro ai calabresi ma soprattutto per disporre sul proprio territorio regionale di tutti i farmaci generici che distribuisce.

Il braccio di ferro Ue con Astrazeneca e il governo britannico, invece, è appena all’inizio. Nel primo trimestre Astrazeneca ha consegnato a Bruxelles 30 milioni di dosi invece delle 120 milioni previste e per il secondo ne promette 70 milioni invece di 180. Ma ciò che più innervosisce i 27 Paesi sono i numeri dell’export forniti dalla presidente della Commissione: “88 milioni le dosi di siero distribuite ai paesi dell’unione” e “77 milioni le dosi esportate”, di cui “21 verso il Regno unito” e “31 milioni verso i 54 paesi che rientrano nell’iniziativa Covax” che aiuta i paesi più deboli. Un saldo per certi versi negativo rispetto a ciò che viene prodotto sul suolo europeo, soprattutto se rapportato alle grandi quantità che vengono destinate dall’azienda anglo-svedese al Regno Unito che ha invece bloccato l’esportazione del siero prodotto da Astrazeneca sul suolo britannico.

“I cittadini europei si sentono delusi da Astrazeneca”, ha detto Draghi raccontando ciò che è accaduto ad Anagni.

Si dice che la presidente della Commissione europea avrebbe detto agli ambasciatori dei vari paesi Ue che Londra senza i vaccini Astrazeneca prodotti in Europa non riuscirà a inoculare la seconda dose ai 26 milioni di britannici che hanno già ricevuto la prima. Il blocco delle fiale dallo stabilimento di Leiden in Olanda, che produce per Londra non avendo furbescamente richiesto il timbro dell’Ema, diventa quindi realistico. Di fatto però la mancata certificazione Ema su quella fabbrica rende “non certificato in produzione di qualità e sicurezza” un vaccino che vede, anche in Italia, alcune defezioni.

In Italia, depositate ad Anagni, teniamo quindi 29 milioni di dosi di un vaccino non certificato Ema ma non utilizzabile sugli italiani, pari al fabbisogno vaccinale di buona parte dell’Italia. In piena terza ondata, dove tutti stiamo supplicando di vaccinare gli italiani nel più breve tempo possibile, dobbiamo quindi sentire: “Prima gli inglesi e dopo gli italiani!”. Nel terzo millennio, lo “schiaffone” di Anagni è diventato questo!

L’intervento del presidente usa Joe Biden non ha mutato il clima. Gli Usa hanno dosi in eccedenza ma c’è il divieto di export sino a quando tutti gli americani non saranno vaccinati anche se lo scambio di materie prime per preparare il siero è in corso. In Usa quindi non c’è stata alcuna discussione nel bloccare l’esportazione del vaccino a mRna Pfizer, dunque più avanzato tecnologicamente del vaccino AstraZeneca. A partire da aprile 2021, vaccinati tutti i cittadini Usa, Pfizer potrà tornare ad esportare in tutto il resto del mondo.

Tutti gli altri Stati nel mondo quindi, per la pandemia, hanno bloccato l’export di farmaci prodotti sul proprio territorio nazionale senza discussione alcuna. Quando sentiremo risuonare “prima gli italiani!” anche per i farmaci e i vaccini prodotti nel nostro territorio nazionale?

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