Opposizioni scatenate e sindaca furiosa. Deflagra in Campidoglio il caso di Silvia Di Manno, 45 anni, compagna dell’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, assunta nello staff di un altro esponente della giunta capitolina, il titolare della delega all’Urbanistica, Luca Montuori. Un contratto, come rivelato da Repubblica e Il Tempo, da 23mila euro l’anno, quando però mancano pochi mesi alle elezioni. Virginia Raggi ora chiede un passo indietro per Di Manno, dopo le polemiche sollevate da Pd e Fratelli d’Italia. O, in caso contrario, una delibera di revoca. A quanto fatto trapelare dall’entourage della prima cittadina attraverso le agenzie di stampa, la sindaca non aveva partecipato alla votazione di giunta con la quale è stato formalizzato l’incarico.

Sempre a quanto trapela da Palazzo Senatorio, Raggi sarebbe venuta a conoscenza solo dai giornali del fatto che la donna fosse legata al suo assessore. La normativa, infatti, vieta a un assessore di assumere un suo parente, congiunto o persona con la quale è in corso una “relazione affettiva”. Nulla, in teoria, vieta che questo possa prendere servizio presso un altro titolare di delega. E di fatti Montuori aveva replicato spiegando che “Di Manno sarà certamente bravissima”. Ma, sostengono le opposizioni, “la giunta è un organo collegiale e il vincolo va esteso anche trasversalmente”.

Nel testo della delibera di assunzione del 15 marzo 2021, si legge che “l’assessore all’Urbanistica, Luca Monturi, ha chiesto di procedere alla predisposizione dei necessari atti volti all’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo determinato nei confronti della dott.ssa Silvia Di Manno, cui sarà affidato il compito di curare l’organizzazione quotidiana degli impegni istituzionali, dei contatti e dei rapporti con gli altri assessorati”, quindi l’agenda dello stesso assessore. Di Manno, originaria di Pietrasanta in provincia di Lucca, avrebbe lasciato momentaneamente il suo lavoro presso una libreria di Viareggio.

Prima che le agenzie, nel pomeriggio, battessero la notizia del malcontento della sindaca, le opposizioni si erano scatenate chiedendo chiarimenti. Fratelli d’Italia, attraverso Francesco Figliomenti, ha annunciato un accesso agli atti e una interrogazione “per fermare la compagnopoli grillina”, mentre il capogruppo meloniano Andrea De Priamo sostiene che il Campidoglio sia diventato un “ufficio di collocamento a 5 Stelle”. “Abbiamo chiesto – affermano i due – di acquisire i curricula vitae dei vari candidati che si sono proposti, debitamente protocollati” e “attendiamo di conoscere dal segretario generale la legittimità dell’operazione in quanto l’art. 31 dello Statuto di Roma Capitale stabilisce che i collaboratori assunti con queste modalità non debbano avere dei rapporti di vincolo affettivo con i titolari delle cariche”.

A gamba tesa anche il Pd, che allo stato attuale metterà in campo un proprio candidato contro Raggi alle prossime elezioni amministrative. I dem cercano di allargare il campo anche alle altre nomine recenti: “Vogliamo sapere i criteri in base ai quali siano state stabilite le nuove assunzioni e perché siano state selezionate figure così vicine alla squadra di Virginia Raggi”, dicono i consiglieri Pd in una nota congiunta.

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