Centocinque anni e del vaccino anti covid manco l’ombra. A raccontare la storia di Giuliana Manasse Biraghi è Repubblica, che nel numero in edicola domenica 21 marzo pubblica una brillante intervista alla signora milanese. “Sono sopravvissuta alla Spagnola, a due guerre mondiali, alla Shoah. E adesso avrò pure la mia bella età ma non vorrei soccombere a questo coronavirus. Lei sa dirmi quanto devo aspettare ancora per il vaccino?”, chiede la centenaria all’intervistatrice che a sua volta la definisce “lucidissima”, anche se non autonoma nei movimenti.

Per questo motivo il 16 febbraio il suo medico di base ha presentato la richiesta per la vaccinazione a domicilio ma nessuno si è ancora fatto vivo. “Alla mia età non mi sento più in ansia per niente ma so che non posso rischiare di ammalarmi. Dopo tutto quello che ho passato nella mia vita vorrei sopravvivere anche a questa pandemia. Ho tanti amici in altre regioni che sono già vaccinati e da me non viene nessuno. Ieri in televisione il capo del governo ha detto che non deve succedere più che gli anziani vengano abbandonati. E quindi mi aspetto che adesso arrivi qualcuno”, rivendica la signora.

Aspetta da tempo anche la signora Carla Papetti, milanese, 96 anni a novembre, da tempo in sedia a rotelle e con pluripatologie. La figlia Nicla che vive sola con lei ha presentato regolare adesione alla campagna il 17 febbraio e da allora è stata contattata dal medico di base solo per una verifica sulla real necessità della somministrazione domiciliare. E ha pure dovuto insistere: “La mamma non è in grado di deambulare e in più c’è un problema di barriere architettoniche per uscire dal palazzo: ci sono 11 gradini”. Il costo dell’ambulanza, ed tutto da chiarire a chi spetti, non dev’essere molto differente da quello della somministrazione a domicilio, ma c’è la questione della stabilità psichica della signora: “La mamma non esce di casa dal 24 novembre 2019, quando abbiamo festeggiato il suo 94esimo compleanno. L’anno scorso ha avuto tre ricoveri e ci ho messo mesi per tranquillizzarla. Ancora oggi la sera mi chiede chi dorme nel letto di fianco a lei…”, spiega a ilfattoquotidiano.it la figlia che viaggia per i 70 anni. A proposito: e la sua di vaccinazione? “Oltre ad essere careviger della mamma, sono diabetica con il 50% di invalidità certificata, ma nessuno ha risposto alle mie domande sui miei diritti in merito a una vaccinazione. Non so immaginare cosa ne sarebbe di mia madre se mi succedesse qualcosa”.

E poi c’è la questione affettiva, tutt’altro che secondaria, specialmente quando l’aspettativa di vita è brevissima, come ben sa la signora Giuliana intervistata da Repubblica. “Un abbraccio per noi vale una vita”, dice spiegando di avere un solo figlio, oltre a una nipote che vive all’estero: “Non lo abbraccio da più di un anno e non voglio andarmene senza poterlo riabbracciare. Quindi voglio il vaccino”, dice ancora, chiedendo il vaccino anche per il suo badante, “colonna” delle sue giornate (“se lui si prende il virus me lo attacca e a che serve che io stia chiusa in casa?”). Quindi l’affondo: “Mio marito diceva sempre che la sanità lombarda funzionava, ma a me pare che qui non funzioni nulla”.

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