La foto di un cinghiale, morbidamente appisolato su un materasso vicino a bidoni dei rifiuti per la raccolta differenziata in una via romana, ha fatto il giro dei social. E ha ispirato queste riflessioni, che muovono anche dai numerosi commenti su questo blog in materia di sovrappopolazione. Alle volte pertinenti, alle volte un po’ forzati rispetto alle questioni ambientali di cui si parla in quei post.

Quando il mitico e rivoluzionario Sierra Club (1968) pubblicò The population bomb, la popolazione della Terra cresceva a un tasso annuale del 2,1%. Continuando così, la mia generazione avrebbe forse sperimentato alcune delle profezie di Paul Ehrlichs, il biologo che scrisse quel libro fortunato assieme alla moglie. Le previsioni più catastrofiche, come le carestie globali, non si sono avverate. La fame c’è ancora, colpisce circa 800 milioni di persone da 20 anni, una moltitudine dolorosa ma stabile rispetto alla crescita demografica. Siamo stati fortunati, finora.

La popolazione mondiale è cresciuta meno del previsto, dai 3 miliardi e mezzo del 1968 ai 7,7 odierni, assai meno dei 9 temuti, seguendo una traiettoria complessa e frastagliata. Geografia, clima, economia, politica, società hanno spinto la crescita in modo disordinato. Il fenomeno predominate è stato l’inurbamento: Istanbul, la città simbolo dell’Eurasia, ospita oggi 15,5 milioni di abitanti. Erano 2,4 milioni nel 1968.

Con il declino della popolazione rurale, i vecchi campi, i frutteti, gli orti e i giardini, trascurati dall’uomo, vengono colonizzati dalla fauna selvatica. In Estremo Oriente, gli avvistamenti di orsi neri sono diventati sempre più frequenti, poiché questi animali raccolgono le noci e i frutti abbandonati sui rami. Nei villaggi fantasma della Galizia e della Castiglia si aggirano non soltanto i caprioli, ma anche lupi e cinghiali. Le specie carnivore sono in crescita in tutta Europa, dalle linci ai ghiottoni, dagli orsi bruni alle volpi e ai lupi. Qualche volta fanno capolino anche in città, favoriti perfino dai lockdown.

Anche alcune specie di uccelli stanno prosperando. Il gabbiano, che aveva nidificato sulla terrazza di una abitazione genovese, allontanò senza complimenti chi avrebbe, a ragione, voluto sloggiarlo. Stormi di volatili mettono talora a repentaglio decolli e atterraggi in alcuni aeroporti italiani, soprattutto se prossimi alle discariche. Nel landscape of fear, il paesaggio della paura descritto dieci anni fa da un gruppo di ecologi, gli animali esplorano lo spazio valutandone sia le caratteristiche ambientali, sia il pericolo percepibile. Gli animali operano una sorta di Abc, l’analisi benefici-costi spesso ostica agli umani, per mappare gli spostamenti a rischio. Dov’è meglio nutrirsi minimizzando la probabilità di essere divorati? Homo sapiens è il predatore per eccellenza, grazie alla sua furbizia, alle sue dotazioni tecniche, alle armi più o meno sofisticate. Gli animali lo sanno. Se scendono in città, sentono di poterlo fare con tranquillità.

Nel 2009, Ehrlichs rivendicò l’attualità della sua dottrina vagamente neo-malthusiana, questa volta a firma congiunta con la moglie Anne: “Il messaggio di base è ancora più importante oggi di quanto lo fosse quarant’anni fa”. Non ho un bagaglio di conoscenze talmente ricco da poterlo confutare. Le attuali tendenze mostrano comunque una tendenza di medio e lungo periodo alla contrazione del tasso di natalità in gran parte del mondo. E resto scettico.

Con la crescita del reddito, il tasso di natalità diminuisce. È accaduto non soltanto nei grandi paesi asiatici (Corea del Sud, Cina, Thailandia) e in molti paesi europei, come Italia e Spagna, ma anche in quelli dove si inizia a intravedere certo benessere. In Iran, per esempio, il governo si preoccupa per il tasso di natalità, sceso a 1,7 bambini per famiglia. Un recente studio pubblicato su Lancet in open access dimostra che la popolazione mondiale potrebbe raggiungere un massimo prima della fine del secolo per poi decrescere, in quanto le società mature tendono a un tasso di natalità inferiore a 1,5. Non sono valutazioni campate per aria: questo studio utilizza una metodologia ben consolidata, una nota classe di modelli matematici che conosco bene per averli applicati ai deflussi fluviali 40 anni fa.

Paesi europei a bassa natalità come la Spagna, l’Italia, la Francia mostrano negli ultimi anni una costante tendenza al rimboschimento selvaggio, in gran parte sotto forma di ripopolamento naturale di vecchi campi un tempo coltivati. La fauna si adegua a questo cambiamento, sfruttando le nuove opportunità. E gli animali si avventurano perfino in città, come dimostrano i numerosi video amatoriali di cinghiali per le strade, le piazze e i (pochi) giardini pubblici di Genova. In città i cinghiali si sentono a loro agio, come l’esemplare gigante di Hong Kong che rovista soddisfatto nel bidone dell’immondizia nei pressi di una scuola elementare. Il video di un loro accoppiamento notturno in piazza ha fatto il giro del mondo, senza che il mondo sapesse che, su quella piazza genovese, si affaccia la scuola elementare dove studiò con profitto Beppe Grillo e, assai più modestamente, il vostro beneamato blogger.

Se a Napoli il governatore campano bastonava metaforicamente gli anziani runner, cinghialoni a spasso senza mascherina, a Genova come a Roma e Berlino, Barcellona e Hong Kong i cinghiali, quelli veri, fanno ormai parte della fauna cittadina, come i 2.373 scoiattoli di Central Park.

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