Da una parte le accuse del vicesegretario e neo ministro del Lavoro, Andrea Orlando contro i filorenziani che vogliono “logorare” la segreteria di Nicola Zingaretti, sullo sfondo delle voci – poi smentite – di un passo indietro dello stesso segretario prima dell’Assemblea nazionale. Dall’altra la minoranza dem che contrattacca e ribatte, con lo stesso capogruppo al Senato Andrea Marcucci che spiega di “non credere alle congiure“. Dopo lo scontro sull’intergruppo con M5s e Leu e le accuse delle donne del partito per la mancata presenza nella squadra dei ministri, dentro il Partito democratico è ancora scontro interno tra i vertici e le minoranze interne.
Così, a margine della Direzione nazionale, è stata la vice presidente del partito Debora Serracchiani a spiegare: “C’è un tentativo di logoramento del segretario come rivendica Orlando? C’è una discussione all’interno del Pd, che oggi abbiamo fatto in modo corretto, questa è una discussione sana. Non penso invece che dobbiamo aprire congressi che ora possono creare solo logoramento in un momento in cui mi pare che la cosa più importante sia il piano vaccini”. Per poi aggiungere, dopo le critiche di sindaci come Dario Nardella (Firenze) e Giorgio Gori (Bergamo) alla segreteria: “Sbagliano ad alimentare polemiche? No, il nostro è un partito plurale. Non c’è alcun derby tra partito ed amministratori”. Lo stesso Gianni Cuperlo rivendica: “C’è una discussione importante da fare che riguarda il futuro del Pd e come ricollocarlo in un’era nuova. Il Congresso? Appena si potrà, ora invocarlo mentre si discute se rimandare o meno i ragazzi a scuola è paradossale”. Mentre è Luigi Zanda a spiegare come, a suo dire, il “Congresso serve, ma che rifletta sulla natura del PD, non sulle alleanze, quelle vengono dopo”.
Dalla minoranza, però, insistono: “Nessun tentativo di logoramento nei confronti del segretario, è sbagliato vivere il nostro dibattito rispetto a un segretario che non c’è più (Renzi, ndr) ed è in un altro partito (Italia Viva, ndr)”, attacca il senatore Tommaso Nannicini. Che conclude: “Serve una discussione vera. Se non vogliamo chiamarlo Congresso, va bene, ma l’importante è farlo, perché l’ultimo appartiene a un’era geologica che non c’è più, prima di una scissione”.
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