Nella città del Palio per ora non ci sono cavalieri che (apertamente)) scommettano sul “cavallo” Giuseppe Conte al posto di Pier Carlo Padoan passato al vertice di Unicredit. Sulla candidatura dell’ex premier alle suppletive per il seggio lasciato vacante alla Camera dall’ex ministro di Matteo Renzi, infatti, è calata la mannaia della segretaria regionale del Pd Simona Bonafè, 47 anni, varesina, che dopo cinque anni di assessorato nel comune di Scandicci (sì, il comune del senatore Matteo Renzi), è approdata alla corte dell’ex rottamatore, pista di lancio per un seggio al parlamento europeo. La Bonafè è stata gelida e tagliente: Conte deputato di Siena? Non se ne parla neanche. “A decidere deve essere il territorio”, ha spiegato. Insomma, niente candidati paracadutati dall’alto. Nobile intento, forse. Se non fosse che la Toscana è stata da sempre una terra di paracadutati. Dall’ex pm Antonio Di Pietro a Padoan, appunto. Ma tant’è.

Contro la segretaria, vicina alla corrente Base riformista di Luca Lotti , il suo vice, il piombinese Valerio Fabiani, zingarettiano, ha rilasciato un’intervista per dire che l’alleanza Pd-M5S-Leu va benissimo e che in questa ottica disco verde per Conte candidato alle suppletive di Siena. Non l’avesse mai detto. Quell’intervista pro-Conte è costata a Fabiani il posto di vice segretario e nella riunione del Pd di lunedì scorso Bonafè ha annunciato la sua nuova squadra in direzione. I fedelissimi di Zingaretti, però, sono rimasti fuori in segno di protesta per il “licenziamento” politico di Fabiani. Risultato? Pd spaccato, diviso e ferito da veleni e contrapposizioni, mentre la Toscana rossa conta sempre meno a Roma. Basti pensare al governo Draghi in cui per la prima volta non è presente neppure un ministro toscano. Solo negli ultimi trent’anni la Toscana ha avuto cinque presidenti del Consiglio: Carlo Azeglio Ciampi, Lamberto Dini, Giuliano Amato, Enrico Letta e Matteo Renzi. E uno stuolo di ministri e sottosegretari.

Così l’ex premier Conte, di fronte a un Pd toscano balcanizzato, ha fatto un passo indietro rispetto alla candidatura senese e uno avanti per tornare ad insegnare all’università fiorentina (il ritorno, per ora solo da remoto, avverrà lunedì 1 marzo). Conte si mette in stand by. Aspetta. “Ad oggi ci sono solo il 20% di probabilità che nelle elezioni suppletive che si terranno forse nell’autunno prossimo Conte diventi il candidato del centrosinistra nel nostro collegio”, dicono al Pd di Siena. Il 20 per cento non è lo zero della Bonafè. Come finirà lo scontro tra l’ex renziana e Fabiani? Uno bega che sarebbe molto locale se non fosse che nasconde lo stesso tema centrale nel Pd nazionale: continuare la strada dell’intesa coi 5 stelle, come dice il segretario Zingaretti? O metterla in stand-by per supportare solo Mario Draghi, come chiede la minoranza interna ai dem? La resa dei conti avrà luogo all’assemblea che si terrà il 13 marzo prossimo. Non a caso i big nazionali del Nazareno stanno scendendo in campo a favore della Bonafè (Andrea Marcucci) e di Fedeli (Nicola Oddati, vicino a Zingaretti).

Firenze chiama Roma. Nel senso che le diatribe del Pd toscano sono l’emblema, lo specchio rovesciato di quello che avviene su scala nazionale. Anche questo spiega il pugno di ferro di Bonafè, nota per i suoi toni soft, dimessi e quasi appartati. Con Fedeli ci è andata giù dura perché la partita che si sta giocando in riva all’Arno riguarda il futuro del Pd, le sue alleanze, il congresso. Non a caso i toscani – dalla Bonafè al sindaco di Firenze Dario Nardella – stanno tessendo fili di trame politiche nazionali con il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e con il sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Missione: sottrarre la segreteria a Zingaretti. E spostare le alleanze alla destra del Pd con Italia Viva e Carlo Calenda. Scenario opposto a quello attuale. Se Zingaretti manterrà saldo il timone del Pd verrà rafforzata l’intesa con il M5S e Leu. In vista delle prossime amministrative, della partita del Quirinale e delle elezioni politiche (quando ci saranno). In questa prospettiva il seggio senese per Conte diventa cruciale per il ruolo di leadership che l’ex premier potrebbe essere chiamato ad esercitare all’interno della coalizione che già sosteneva il suo esecutivo. Dietro lo scontro tra Bonafè e Fedeli si gioca in riva all’Arno il futuro dell’intergruppo Pd, M5S e Leu, le forze politiche del Conte 2. E forse non è un caso che il terreno da gioco sia la Toscana di Matteo Renzi. Più di qualcuno indica nel leader d’Italia viva il convitato di pietra dello scontro feroce per il seggio da deputato di Siena.

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