Tutto è iniziato con la denuncia delle violenze da parte di un ospite della casa di riposo, dove gli anziani venivano maltrattati, fisicamente e psicologicamente. Un amministratore e tre dipendenti della onlus “I nonnini di Enza” sono quindi finiti agli arresti domiciliari per maltrattamenti, lesioni personali e violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Le indagini sono state coordinate dal Dipartimento fasce deboli della Procura di Palermo. Con lo stesso provvedimento, il giudice ha disposto il sequestro preventivo della onlus che è stata affidata ad un amministratore giudiziario nominato dal tribunale per assicurare la prosecuzione dell’attività con personale qualificato nell’interesse e per la salvaguardia degli ospiti. A denunciare le violenze è stato un ospite della casa di riposo.

Le indagini dei finanzieri del nucleo di polizia economico – finanziaria di Palermo, diretto dal colonnello Gianluca Angelini, si sono sviluppate attraverso intercettazioni che hanno consentito di documentare episodi di maltrattamento, fisico e psicologico degli anziani. In meno di due mesi sono state, infatti, registrate decine di episodi di vessazioni e angherie attuate sistematicamente a danno degli ospiti, costretti a vivere in uno stato di costante soggezione e paura.

“Ti prendo a bastonate, t’ammazzo a legnate“, “cosa inutile, prostituta…devi buttare il sangue qua e devi morire”, “tanto se muori che mi interessa”, sono solo alcune delle frasi rivolte agli ospiti della struttura, che venivano presi a calci, schiaffi, strattonati e minacciati perché stessero seduti. Lo stesso gip nel provvedimento sottolinea che “il ricorso a forme di violenza fisica e morale da parte degli indagati non ha assunto carattere episodico ma costituisce espressione di un consolidato modus operandi contrassegnato dal sistematico ricorso a forme di prevaricazione e sopraffazione nei confronti degli anziani ospiti, spinti fino ad atti di vile aggressione alla loro sfera di integrità fisica, oltre al loro patrimonio morale”.

I titolari della struttura, inoltre, dovranno rispondere del mancato rispetto delle prescrizioni dettate dalla normativa in materia di prevenzione del rischio di contagio da Covid-19 e di specifici reati in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro perché, come emerso nel corso delle indagini, i dipendenti della casa di riposo non facevano uso dei dispositivi individuali di protezione, pur entrando a contatto stretto in un luogo chiuso con soggetti anziani, particolarmente fragili. Proprio per questo motivo è stato predisposto un piano di accertamenti mirati alla tutela dei degenti, che sono stati tutti sottoposti a tampone per scongiurare il pericolo della insorgenza di focolai.

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