Chissà quanta attenzione dovrà aver dedicato il dottor Mario Draghi alla proposta di istituire il ministero della Disabilità. Chissà se ha ritenuto opportuno consultare qualcuno o si è “accontentato” della richiesta del partito che ne chiedeva l’attribuzione, la Lega di Matteo Salvini, senza ulteriori approfondimenti. Certamente si tratta di giorni convulsi e di ore delicate per il Paese alle prese con una classe politica quasi del tutto delegittimata dagli eventi dell’ultimo mese.

Purtroppo la disabilità è una questione seria, troppo per essere ridotta ad una bandiera da sventolare o una medaglia da appuntare al petto di un politico o di un partito in cerca di consensi. Un ministro della Disabilità, rettifico, una ministra della Disabilità va sempre salutata con benevolenza in un sistema democratico e, quindi, credo sia doveroso approfondire contenuti e forme del suo impegno. Sarà in grado l’avvocatessa Erika Stefani di affrontare la complessità del suo ruolo?

Potrà avere margini di intervento che, come è intuitivo, spazieranno dall’istruzione, alla sanità, al lavoro, al welfare, ai trasporti? La ministra leghista saprà mettersi in ascolto dei bisogni di questo esercito di persone e delle loro famiglie che guardano alla politica come ad un teatrino di marionette che hanno miseramente smarrito anche la comicità dai loro copioni? Speriamo, ma è difficile.

Può essere considerata la ministra una figura autorevole in questa coalizione di governo? È persona vicina alla disabilità declinata in qualsiasi forma? Se lo è, saprà senz’altro intervenire sulle clamorose dissonanze di un welfare che vede le regioni del nord “premiate” da una insopportabile disuguaglianza nei trasferimenti economici.

Se la ministra è persona informata saprà anche riconoscere e subito dopo intervenire sulla indecente disomogeneità che il sistema delle fondazioni bancarie trasferisce in risorse economiche alle regioni “ricche” del Paese. Se la ministra è una studiosa del diritto interverrà immediatamente per correggere la orribile scelta di “esonerare” gli alunni disabili dalle materie inadatte (!) come previsto dal decreto 182 del dicembre 2020.

Se la ministra conosce il “pianeta disabilità” non avrà timore di interloquire anche aspramente con i colleghi ministri e il Presidente Draghi per affermare un principio di responsabilità al quale nessuno dovrebbe sottrarsi: trasformare gli “invisibili” in persone con diritti pieni. Speriamo sia così, ma è difficile.

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