Resta o va via? È il quesito che da svariati mesi i tifosi del Barcellona si pongono quotidianamente. La permanenza di Leo Messi in blaugrana non è mai stata così incerta. Tutto è partito da quel famoso burofax, strumento particolarmente in voga in Spagna per l’invio di documenti ufficiali. Svariati i motivi. La figuraccia di Champions contro il Bayern Monaco, il rapporto sempre più logoro con l’ormai ex dirigenza Bartomeu e la mancanza di un progetto vincente che tra le tante cose ha portato all’addio dell’amico Suarez. L’amore per il club che gli ha permesso di diventare il migliore al mondo lo ha fatto tornare sui propri passi, almeno fino al 30 giugno 2021. La data di scadenza dell’attuale contratto. Ma i dettagli sulle faraoniche cifre dell’accordo spifferate da El Mundo (oltre mezzo miliardo di euro per quattro anni) lo hanno nuovamente fatto sprofondare nell’abisso. È normale che l’argentino non abbia per nulla gradito una simile pugnalata alle spalle. Tant’è che l’entourage è subito passato all’attacco con un’azione legale nei confronti del quotidiano.

L’incredibile colpo di scena, perché di questo si tratta, ha scatenato la guerra dei mondi. E due diversi modi di agire. Da una parte l’irruenza del Psg, dall’altra la pazienza del Manchester City. C’è da dire che Messi difficilmente prenderà una decisione prima della fine della stagione. E figuriamoci se il presidente del Barcellona che salirà in carica il prossimo 7 marzo non tenterà il tutto per tutto per provare a strappargli un nuovo rinnovo. A Parigi, però, l’attacco è partito da un po’. Senza alcuna maschera. Neymar ha lavorato da apripista (“Quello che voglio di più è giocare di nuovo con lui, il prossimo anno dobbiamo farlo assolutamente”), il resto dei compagni è andato a ruota. E con loro anche il tecnico Pochettino (“Allenarlo sarebbe fantastico”) e il ds Leonardo (“Abbiamo un posto riservato al tavolo della trattativa”). L’ultima bomba è stata sganciata da Di Maria, fido soldato nell’Albiceleste e grande amico di Leo: “Dobbiamo restare calmi, ma penso ci siano molte possibilità”. L’ambiente catalano ritiene che si sia andati oltre il buonsenso, specialmente nel momento in cui France Football (la rivista del Pallone d’Oro) ha deciso di tappezzare le edicole vestendo Messi con la maglia del Psg.

Un reportage dettagliato sui pro e i contro del possibile arrivo della stella argentina. Il gruppo WhatsApp creato da Neymar allo scopo di convincerlo e un ingaggio in stile Beckham, in realtà poco credibile: il numero 10 si trasferirebbe a parametro zero come lo Spice Boy nel 2013, verrebbe pagato tramite alcune fondazioni e sostenuto nei suoi progetti una volta terminata la carriera da calciatore. Si dà inoltre ampio risalto all’ipotetica collocazione tattica nello scacchiere di Pochettino mentre il dubbio più grande rimane quello legato a Laporta, uno dei candidati alla poltrona della società blaugrana. Ha guidato il club in passato conquistando due Champions League (in totale dodici trofei) e con Messi ha sempre avuto un rapporto privilegiato. È il perno della sua campagna elettorale, un giocatore che a suo dire genera più ricavi che uscite. E a tremare potrebbe essere il fisco spagnolo, dato che dal 2017 (l’anno del maxi-rinnovo) avrebbe intascato dall’argentino circa 370 milioni di euro. Numeri irreali, da capogiro. Che giustificano la chiosa di France Football: “Laporta avrà i mezzi per tenerlo?”.

Chi continua a operare nella massima discrezione, come il migliore degli amanti, è Pep Guardiola. La sua proposta di calcio ha rivoluzionato l’Europa ed è stata resa possibile anche da Messi. L’idea del falso nueve, sperimentata in una conversazione telefonica tra Carles Rexach (una bandiera del club) e Tito Vilanova (l’ex vice di Pep, poi deceduto nel 2014), nacque nell’ufficio del tecnico catalano alla vigilia di un importante Clasico contro il Real Madrid. Nonostante abbia rilasciato qualche dichiarazione inibitoria (“Da tifoso spero resti al Barcellona”), la minima convinzione di poter tornare a lavorare con Leo lo manda in estasi. A chi non piacerebbe allenare un fuoriclasse del genere? Il Manchester City ci ha provato in estate e il rinnovo di contratto firmato da Guardiola a novembre potrebbe svolgere un ruolo decisivo. In Inghilterra (ma anche in Spagna) scrivevano di proposte abbastanza “fantacalcistiche”: tre anni in Premier e un pre-pensionamento in MLS con la maglia dei New York City, l’altra franchigia dello sceicco Mansour bin Zayed Al-Nahyan. Il basso profilo inscenato dalla dirigenza dei Citizens potrebbe essere ritoccato ad aprile, il mese che darebbe il via all’inizio delle trattative. Per adesso calma e sangue freddo. Anche perché il fatto che Messi sia infastidito dalle continue voci sul proprio futuro corrisponde a una grande verità. Il parametro zero che vale quanto un’azienda è sul mercato. In modo del tutto gratuito. Uno scenario praticamente impossibile fino a qualche tempo fa persino per il romanziere più creativo. Ma prima c’è da battere il Psg nel doppio confronto degli ottavi di Champions. Sembra quasi uno scherzo del destino.

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