di Giuliano Checchi

Da un anno, i poteri economici che pulsano dietro le quinte della politica, cercavano di piazzare al governo Mario Draghi. Il Covid ha ritardato il progetto, ma alla fine, com’era prevedibile, ci sono riusciti. E quasi tutto l’arco politico, dalla Lega antieuropeista, a Forza Italia, al Pd, ha già detto Sì senza condizioni. Resta fuori solo Fratelli d’Italia, che non può permettersi di rinnegare il suo sovranismo da un giorno all’altro.

E poi c’è il M5S, che ancora non ha preso una posizione chiara.

Mario Draghi rappresenta tutto quanto il M5S ha sempre combattuto. Solo per questo, il No sarebbe la prima logica reazione. Ed anche per me, in effetti lo è stata. Se poi si fossero aggiunti, l’uscita di scena definitiva di Giuseppe Conte e il governo tecnico, non sarebbe stato ammesso il minimo dubbio. Ma poi Giuseppe Conte, ha detto chiaramente che intende restare in campo; e il governo, avrà una connotazione più politica che tecnica.
Per di più, sullo sfondo, c’è sempre l’emergenza economica e sanitaria.
E allora, si impone una riflessione.

Cos’è che dovrebbe guidare la base del M5S nella scelta?
La fiducia nei vertici? La coerenza con i principi? La difesa dei risultati raggiunti? Tutte queste cose insieme? O forse, semplicemente il bilancio oggettivo di quanto fatto dall’inizio della legislatura?

I fatti oggettivi dicono che il M5S, con un presidente del Consiglio da loro indicato, e con l’alleanza della Lega prima e del Pd poi, hanno portato a casa più punti del loro programma in due anni, di chiunque altro. Cose che nessuno avrebbe mai potuto ragionevolmente prevedere che sarebbero state realizzate, in convivenze con Lega e con Pd. Cose come reddito di cittadinanza e taglio dei parlamentari, solo per fare due esempi. Cose che tutto il resto della politica non vede l’ora di cancellare, a cominciare dalla riforma Bonafede sulla prescrizione.

Il M5S, deve o non deve difendere queste cose?
Considerato che il suo peso in Parlamento non è sostanzialmente mutato, le difenderebbe meglio come parte di un governo, o come opposizione? Come parte di un governo, senza dubbio. Tanto più che, non trattandosi di un governo da loro voluto e cercato, può anche giocarsi la carta vantaggiosa, dell’opposizione interna. Decidere di restarne fuori, è garanzia certa che il resto del mondo politico, avrà la strada spianata per demolire fin da subito ogni cosa. Se va bene, si salverebbe solo il taglio dei parlamentari; e se va male, nemmeno quello.

Per cui: chi ritiene che non valga la pena difendere i risultati raggiunti, e anzi, meglio sacrificarli, piuttosto che non rischiare un governo con Fi, Lega, eccetera, voti pure No. Ma io, ho votato il M5S perché facesse le cose che aveva programmato. Cose che avrebbero significato cambiamento. Ora che molte di queste cose sono state fatte, io voglio difenderle. A qualunque costo. Non ci penso nemmeno, a consegnarle a chi le distruggerà.

Per cui, il mio voto sarà Sì.
Non certo un Sì entusiasta e fiducioso, ma sarà Sì.
Perchè credo nella validità di quel che il M5S ha realizzato, e intendo difenderlo.
Fino all’ultimo.

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