Nessuna sanzione. Ma neppure nessuna spiegazione. Nel referto del giudice sportivo su Juventus-Inter di Coppa Italia non c’è una riga sul parapiglia fra panchina e tribuna nell’intervallo e alla fine del match. Il dito medio di Conte, gli insulti di Agnelli, le provocazioni dei dirigenti bianconeri e le reazioni di quelli nerazzurri: come non fosse successo mai nulla. Dovremo aspettare gli esiti di un’inchiesta aperta dalla Procura Figc. Ma che cosa sappiamo davvero dello scontro Agnelli-Conte, un duello rusticano come ce ne sono a migliaia nei campetti di periferia, una lite di calcio che però è si è trasformata in un caso nazionale? Ufficialmente nulla, visto che nel dispositivo non c’è traccia dei fatti, nonostante a bordo campo ci fosse il quarto uomo Chiffi (ripreso al fianco di Conte al momento del famoso dito medio) e in tribuna gli ispettori federali. Dobbiamo limitarci ancora alle ricostruzioni di parte, fra alcuni punti fermi e tanti retroscena: a fine primo tempo Antonio Conte esce dal campo, mostrando il dito medio agli avversari (secondo i nerazzurri in reazione ai ripetuti insulti ricevuti da panchina e tribuna bianconera). Nell’intervallo, negli spogliatoi, ci sarebbe stato uno sgradevole confronto fra Oriali e Paratici. Poi, a fine match, le parolacce in favor di telecamera del presidente Andrea Agnelli nei confronti del suo ex allenatore.

Allo stato attuale, la poco edificante sfida tra Conte e Agnelli finirebbe pari: abbiamo provocazione e reazione, il dito medio e la parolaccia. Ma fra queste due immagini c’è una differenza: la prima (gli insulti di Agnelli) è stata trasmessa in diretta dalla Rai, per scelta della Lega che cura la regia; la seconda è stata trovata dopo, probabilmente rovistando da cima a fondo fra i fotogrammi per individuare il momento incriminato che condanna Conte (e giustifica il patron). Invece mancano audio e video degli altri presunti insulti da panchina e tribuna bianconera, perché in diretta non sono stati trasmessi, e non sappiamo se dopo sono stati cercati da chi ha la proprietà delle immagini. Cioè in questo caso la Juventus. In Italia, infatti, i diritti tv sono divisi in due: c’è la parte collettiva (le partite vengono vendute tutte insieme dalla Lega), ma poi c’è quella individuale, i diritti d’archivio e di produzione, che appartiene alle squadre. Ogni club decide come produrre le partite che si giocano nel loro stadio: alcuni si appoggiano alla Lega, altri alle stesse pay-tv che le trasmettono, altre ancora fanno in autonomia, con un proprio service. Tra queste la Juventus. Il broadcaster trasmette, la Lega cura la regia della diretta (sceglie cosa mandare in onda), ma alla fine è il club a mantenere la titolarità delle immagini, ad avere il grezzo di tutto il girato. E queste sono le stesse immagini che vengono utilizzate per il Var, o che finiscono appunto al giudice sportivo.

L’unico merito di questo inutile polverone è riportare d’attualità un tema fondamentale e spesso sottovalutato: quello della produzione delle immagini, e della loro indipendenza. Sicuramente Agnelli e Conte si sono comportati male, come può succedere fra avversari presi dall’adrenalina di un match: in fondo non sono andati oltre qualche gestaccio e parolaccia, nulla di trascendentale. Probabilmente non ci sarebbe stata nessuna squalifica, anche se le tv avessero mostrato e gli ispettori riportato gli eventi. Però per farsi un’idea neutrale su torti, ragioni ed eventuali sanzioni, tifosi e giudice sportivo avrebbero dovuto vedere e sentire tutto ciò che è successo allo Stadium. Così non è stato e adesso sarà necessaria addirittura un’inchiesta della Procura Figc, che ha già convocato il quarto uomo Chiffi (ma se aveva qualcosa da dire, perché non l’ha fatto nel referto?) e potrà chiedere un supplemento di immagini (ma dovrà rivolgersi sempre alla Juve, perché la Rai conserva solo quanto mandato in onda). Il caso passerà e si sgonfierà come una bolla di sapone, il dubbio resta: è giusto che le immagini delle partite siano prodotte da chi gioca la partita? Oggi vale per la Juventus, ma riguarda tutta la Serie A.

Twitter: @lVendemiale

Il Fatto di Domani - Ogni sera il punto della giornata con le notizie più importanti pubblicate sul Fatto.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Inter, è questo il nuovo logo? “È stato depositato insieme al nuovo font”

next
Articolo Successivo

Bayern campione del mondo contro il Tigres. La rivincita del ’69, quando a trionfare furono i messicani del Cruz Azul

next