Mentre a Roma l’ex governatore della Bce, Mario Draghi, tenta di mettere assieme un governo fra il tecnico e il politico, a Milano si muovono le pedine per il controllo delle Assicurazioni Generali. Il fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, ha aumentato il suo peso in Mediobanca, istituto che detiene il 13,46 per cento della compagnia triestina. Del Vecchio, socio anche delle Generali (5%) e Unicredit (1,9%), ha oggi il 13,2% di Piazzetta Cuccia che a sua volta è primo socio del Leone di Trieste. Ed è autorizzato dalla Bce ad aumentare la sua partecipazione fino al 19,9 per cento. Come da sempre ha dichiarato l’industriale, si tratta di un investimento “di carattere finanziario e di lungo termine”.

A piazza Affari c’è già chi è pronto a scommette che non bisognerà attendere ancora molto per vedere nuovi acquisti di Del Vecchio sul titolo Mediobanca dove ormai l’industriale è il socio più importante, con una quota che ha superato anche l’alleanza del patto di consultazione (12,54%). Il motivo? Del Vecchio si prepara alle grandi manovre d’estate sulle Generali. Da tempo qualcosa si muove nei delicati equilibri della compagnia triestina dove recentemente l’amministratore delegato, Philippe Donnet, ha sorpreso il mercato riorganizzando le prime file manageriali.

A fine gennaio Donnet ha infatti comunicato l’uscita di scena del direttore generale Frédéric de Courtois e del direttore degli investimenti Tim Ryan. “Lo scopo della nuova struttura organizzativa è quello di portare a termine con successo il piano Generali 2021 e di preparare il gruppo alle sfide del futuro – ha spiegato Donnet in una nota diffusa lo scorso 28 gennaio – I nostri obiettivi restano confermati: allineare la gestione degli investimenti con la strategia assicurativa; accelerare la strategia nell’asset management; coordinare l’innovazione e la trasformazione digitale di Generali”. Ma, in realtà, c’è chi sostiene che il riassetto ai vertici sia legato a doppio filo con l’evoluzione dell’azionariato e il mandato del manager francese, che dovrà essere rinnovato dal consiglio nella primavera del prossimo anno.

Per allora di certo Del Vecchio avrà completato la sua “scalata” a Mediobanca e potrà così far sentire la sua voce indirettamente anche sulle Generali. Non solo: è indubbio che l’industriale sia ormai al centro di un risiko finanziario particolarmente importante per il Paese. Da socio di Unicredit ha già fatto sapere di essere contrario alle nozze con il Monte dei Paschi di Siena che, invece, sono state sponsorizzate finora dal governo Conte. Ha poi sostenuto l’arrivo Andrea Orcel alla guida della banca di Gae Aulenti in sostituzione del numero uno Jean Pierre Mustier. Quali siano esattamente i suoi piani, è difficile dirlo. Ma di sicuro non saranno neutri per il governo di Draghi che da banchiere e da governatore segue da decenni l’evoluzione del sistema finanziario italiano. Da numero uno della Bce, in più occasioni, il premier incaricato ha evidenziato come in Italia ci fosse necessità di ridurre il numero di banche creando grandi gruppi capaci di competere sul mercato internazionale. C’è da scommettere che non cambierà idea da primo ministro favorendo fusioni e aggregazioni nel settore. Operazioni in cui Del Vecchio sarà ago della bilancia.

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