Un ex assessore regionale, il coordinatore regionale di Italia in Comune e l’ex sindaco di un Comune sciolto per mafia. Fanno particolarmente discutere le ultime nomine di Michele Emiliano, governatore della Puglia che nelle scorse ore ha affidato tre consulenze da 30mila euro lordi all’anno a due candidati non eletti alle ultime regionali, l’ex assessore allo Sviluppo Economico Mino Borraccino e il consigliere comunale foggiano Rosario Cusmai, ma soprattutto all’ex primo cittadino di Manfredonia Angelo Riccardi, decaduto dopo lo scioglimento del consiglio comunale e dichiarato incandidabile per la competizione del settembre scorso. Nomi in sostanza rimasti fuori dalla porta e rientrati dalla finestra.

Le scelte di Emiliano non hanno scatenato solo l’ira degli avversari, ma hanno creato diversi mal di pancia anche nel suo Pd. “Un errore gravissimo”, lo ha definito Paolo Campo, esponente del Pd foggiano: la nomina di Riccardi come consigliere del presidente in materie ambientali, per Campo “non è assolutamente opportuna e largamente incomprensibile”. Il presidente Emiliano, “che è stato un valente magistrato – dice ancora Campo – dovrebbe mostrare una diversa prudenza rispetto al profilo delle personalità da coinvolgere nel suo staff, al di là delle dispute giudiziarie”. Anche per Fabiano Amati, ex assessore dem e attuale presidente della commissione Bilancio, la scelta di Emiliano lascia spiazzati: “È assolutamente legittimo che Emiliano formi un suo staff con le persone che più gli sono state vicine. Ciò che non può andare bene – ha tuttavia rilevato Amati – è che si occulti il reale stato delle cose, con uno staff politico spacciato per un gruppo di esperti cui vengono affidate deleghe specifiche potenzialmente in conflitto con il lavoro di assessori e direttori di dipartimento”.

Per Amati, quindi, “l’apparato amministrativo della Regione non può essere messo a servizio delle esigenze elettorali. Vorrei che il Pd, il mio partito, ponesse queste questioni organizzative come punti rilevanti sul piano politico”. La notizia, diffusa da La Gazzetta del Mezzogiorno, ha poi riacceso l’aspra contesa tra il governatore e l’ex ministra Barbara Lezzi, che ha sempre rifiutato l’accordo col Pd voluto dai vertici del M5s a Roma e continuato a sostenere la candidata Antonella Laricchia. “Angelo Riccardi – ha scritto Lezzi sui suoi canali social – è il simbolo della meritocrazia dell’amministrazione pugliese. È stato sindaco di un comune sciolto per infiltrazioni mafiose, per la legge incandidabile alle ultime elezioni regionali ma per Emiliano diventa uomo di fiducia degno di essere imbarcato in Regione Puglia con tanto di contratto. La buona politica è fatta anche di segnali inequivocabili rispetto a situazioni opache”. “Ho il coraggio e le mani libere – ha aggiunto l’ex ministra – per dire che questa nomina è indecente come coloro che garantiscono, con l’indifferenza, che passi liscia”.

Polemiche anche per la scelta del tarantino Borraccino come consulente delegato Piano strategico di rilancio del capoluogo ionico. Per Cusmai, invece, l’incarico è di consulente agli Enti locali. Entrambi hanno riportato risultati importanti alle ultime consultazioni, contribuendo alla vittoria di Emiliano su Raffaele Fitto, ma a causa del sistema elettorale e della lista nella quale erano candidati, quel plebiscito non è stato sufficiente per ottenere un seggio nel consiglio regionale. Gli incarichi quindi sono diventati, agli occhi di molti, come una sorta di “ringraziamento” del presidente.

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