Violazione dell’articolo 2 della legge Mancino del 1993, che punisce “chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi” che si richiamano al fascismo. È l’ipotesi di reato per cui la Digos di Genova ha denunciato i tre consiglieri comunali del gruppo di centrodestra “Mauro Siri per Cogoleto” Francesco Biamonti, Mauro Siri e Valeria Amadei, che nella seduta di mercoledì 27 gennaio – giorno della Memoria in onore delle vittime dell’Olocausto – hanno più volte esibito il braccio teso a mo’ di saluto romano, “mascherandolo” da alzata di mano durante una votazione. Nella mattinata di venerdì gli agenti hanno consegnato le denunce nelle mani del procuratore del capoluogo, Francesco Cozzi. Il giorno prima – giovedì 28 – la Polizia aveva acquisito video e verbale dell’assemblea, ascoltando il sindaco Paolo Bruzzone, che ha denunciato per primo la vicenda sul proprio profilo Facebook. Gli atti sono a disposizione della Procura, che valuta l’apertura di un fascicolo.

Nel frattempo la Lega ha comunicato di aver sospeso Francesco Biamonti, il capogruppo, già candidato sindaco nel 2016 (perse per un soffio contro il dem Mauro Cavelli) e nelle liste del Carroccio alle elezioni regionali dello scorso settembre (raccolse 475 preferenze). Secondo i consiglieri di centrosinistra, è stato lui a incoraggiare i colleghi a tendere il braccio, ma la frase non si percepisce nella registrazione perché il microfono, in quel momento, non era attivo. Ricostruzione contro cui il leghista ha annunciato querela: “Qualche consigliere in cerca di visibilità vorrebbe giocare sulla mia pelle, per questo ho deciso di rivalermi nelle sedi opportune”, ha fatto sapere. “Biamonti milita nella Lega da 30 anni. Fa specie perché non viene dalla destra, ma ha storicamente fatto parte della Lega dai tempi di Bossi e non ha mai avuto atteggiamenti di questo tipo”, ha detto il deputato Edoardo Rixi, capo del partito in Liguria. “Non lo abbiamo espulso direttamente perché attendiamo l’esito della querela che ha annunciato. Qualora si acclarassero comportamenti non accettabili, valuteremo l’espulsione”, spiega, condannando però “la caccia al mostro con messaggi disgustosi sui social”.

Nessun provvedimento invece da Fratelli d’Italia, forza a cui è iscritta la consigliera Valeria Amadei, maestra elementare di 66 anni. Il commissario regionale Matteo Rosso auspica “che la consigliera possa dare solide giustificazioni”, ma rimanda la valutazione del caso ai prossimi giorni. E mentre il governatore Giovanni Toti ha condannato a stretto giro l’episodio, non si registrano ancora commenti da parte del sindaco di Genova, Marco Bucci, che rappresenta anche la città metropolitana di cui fa parte il comune di Cogoleto. “Nessuno è legittimato a transigere, tantomeno quando si ricoprono cariche istituzionali importanti e rappresentative”, attacca il capo dell’opposizione in Comune, Gianni Crivello. “Comprendiamo l’imbarazzo, ma il silenzio del sindaco di Genova è inaccettabile”, rilanciano i consiglieri M5s Stefano Giordano e Luca Pirondini. “In merito abbiamo depositato un’interrogazione con cui chiediamo di intervenire in apertura di seduta al prossimo consiglio comunale. La tematica va affrontata di petto con una ferma condanna, benché qui si continui a nicchiare”.

Si attende anche un esito dell’esposto al Prefetto di Genova presentato giovedì dalle opposizioni in Consiglio regionale (Lista Ferruccio Sansa, Pd, Movimento 5 Stelle e Linea Condivisa). “Il saluto romano è già reato. Offende la memoria di chi è stato ucciso e perseguitato dal fascismo. Umilia tutti i liguri perché veniamo associati a chi saluta il periodo più nero della nostra storia recente. Noi non siamo così”, ha scritto su Facebook l’ex candidato governatore Ferruccio Sansa. Uguale iniziativa prepara il sindaco di Cogoleto, Bruzzone: “Procederemo a fare formale denuncia, poi il prefetto deciderà se dichiarare la decadenza dei tre consiglieri. Noi non ne abbiamo il potere, possiamo solo invitare a dare le dimissioni”, dice, precisando di “non aver sentito” la frase con cui Biamonti invitava i colleghi ad esibirsi nel gesto fascista.

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