Il passo avanti della Germania e l’arrivo di nuovi dati incoraggianti fanno aggiungere al coro le voci di Burioni e Bassetti: “Ora avanti coi monoclonali”. Mentre Aifa dorme sonni tranquilli, rimandando ogni iniziativa a futuri studi, la ricerca sugli anticorpi neutralizzanti già autorizzati dall’Fda va avanti, così come le opzioni di acquisto di altri Paesi europei, Germania in testa, che rischiano di togliere al nostro la possibilità di sfruttare le terapie che ha in casa, prodotte nello stabilimento di Latina usato dalla Lilly divenuto famoso proprio perché ignorato dalle autorità sanitarie nostrane, perfino di fronte all’occasione della sperimentazione gratuita.

La multinazionale di Indianapolis oggi ha comunicato i risultati conclusivi di fase 3 dello studio Blaze 1 sul monoclonale Bamlanivimab in combinazione con Etesevimab. Il loro impiego ha ridotto il rischio di ospedalizzazione e morte per Covid-19 del 70%. Confermano quelli degli studi precedenti, bollati sempre come insufficienti da Aifa che ora ha un motivo in più per ricredersi, come chiede da settimane il suo presidente Giorgio Palù, convinto della necessità di utilizzare i farmaci neutralizzanti come già fanno Usa, Canada, Israele, Ungheria e da questa settimana anche in Germania.

Berlino ha deciso di non attendere bollinature dall’Ema, l’agenzia europea del farmaco, ma di approvvigionarsi di 200mila fiale tra Regeneron e Bamlanivimab, gli unici monoclonali autorizzati al mondo. L’evidenza clinica adesso è ancora più forte. Non a caso il numero due della farmaceutica Daniel Skovronsky parla di “potenziale terapia salvavita”. A questo punto la Lilly attende l’autorizzazione Fda all’uso d’emergenza dei due monoclonali combinati. L’Fda potrebbe anche autorizzare l’uso di fiale con concentrazioni minori rispetto ai 700 mg che consentirebbero la riduzione dei tempi di infusione da 60 a 16 minuti, con conseguente semplificazione della somministrazione e ridurre di oneri per il sistema sanitario.

Skovronsky, per inciso, è il direttore scientifico della multinazionale cui il virologo Guido Silvestri da Atlanta si era rivolto a ottobre per perorare la causa di una sperimentazione gratuita in Italia di 10mila dosi, poi clamorosamente lasciata cadere nel nulla, come rivelato dal Fatto a dicembre. L’arrivo di Palù ha in parte piegato le resistenze dell’Agenzia del farmaco riuscendo però a spuntare solo l’impegno a uno studio in cerca di contraenti di un bando ancora aperto. Insomma, tempi lunghi per accertare in laboratorio risultati già accertati anche nell’esperienza clinica, dove i monoclonali si usano tutti i giorni su migliaia di pazienti.

Questo spiega perché il mondo scientifico stia prendendo posizione contro l’inerzia dell’Italia a fronte di dati ed evidenze ormai difficilmente contestabili. Specie se l’unico farmaco consigliato su suolo italiano resta la Tachipirina, mentre promettenti alternative su cui si sta investendo sono tutte di là da venire, lontane mesi e migliaia di morti dalla produzione.

Così alle numerose voci di medici e ricercatori che chiedevano da tempo di poterli utilizzare – in prima fila lo stesso Silvestri, Clementi, Palù, Sileri, Ricciardi – se ne aggiungono altre. “Ottime, ottime, ottime notizie. Il cocktail di anticorpi monoclonali umani della Eli Lilly (peraltro prodotti in Italia, a Latina!) riduce il rischio di ospedalizzazione e di morte del 70%. Da notare, nessun morto tra i pazienti trattati”. Così sui social Roberto Burioni, virologo dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. “Adesso muoviamoci”, chiosa il virologo. E non è il solo. “Vedere che la Germania ha deciso di acquistare gli anticorpi monoclonali e che l’Italia è ancora ferma al bando per lo studio, non fa onore alla medicina italiana”. Così l’infettivologo genovese Matteo Bassetti stamani via fb sollecita l’impiego degli anticorpi monoclonali contro il covid. “Potevamo essere il primo paese in Europa a usarli e sperimentarli e invece qualcuno ha deciso di ignorare la strada dei monoclonali. – denuncia – Chi lo ha fatto ha sbagliato e dovrebbe assumersene la responsabilità facendo un passo indietro”.

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