di Andrea Taffi

Le dimissioni delle due ministre renziane dall’esecuivo e la conseguente crisi di Governo mi hanno fatto venire in mente una canzone di Julio Iglesias: “Se mi lasci non vale”. Che c’entra? direte. E lo so: può sembrare strano, quello che dico, ma è così, fidatevi.

È così perché in questa crisi di Governo scellerata e (mi sia permesso di dirlo) anche indegna, quello che ne è considerato l’unico responsabile, vale a dire Matteo Renzi, ha sì fatto la parte del cattivo, ma (secondo me) non quella del perdente. Ha giocato sporco, certo, ma politicamente è stato (cinicamente) perfetto. E lo dice uno che non ama per niente Renzi. Per usare una metafora cara al leader di Italia Viva, lui non ha portato via il pallone, no, ha portato Conte e il suo governo a giocare la partita su un terreno pesante, difficile, insidioso, un terreno che si chiama pandemia.

Siamo in una crisi sanitaria drammatica e molto difficile da governare; devono essere prese dal Paese decisioni fondamentali in materia sanitaria ed economica; ci sono, là sullo sfondo, i soldi dell’Europa, che non possiamo lasciarci sfuggire. In questo clima una crisi di governo non ci vuole proprio. E Renzi ne approfitta. Lui la sua mossa l’ha fatta, adesso tocca al Governo e, non dimentichiamolo, al Presidente della Repubblica. Ma c’è un problema, c’è la pandemia, appunto, e quello che sarebbe stato il classico percorso istituzionale (salita al Colle di Conte, verifica di maggioranza in Parlamento e, se del caso, dimissioni del Premier e nuovo incarico esplorativo allo stesso Conte) questa volta non può essere seguito. Ancor più impraticabile appare la strada delle elezioni anticipate, anche perché lo spettro di un Parlamento dimezzato fa paura a chi sa bene che non verrà rieletto.

Dunque? Cercare in Parlamento i responsabili, portatori di seggi e di voti? Forse, ma occorre tempo, e la maggioranza sarebbe salva, sì, ma comunque appesa a un filo. Quindi che fare? Quello che vuole Renzi: continuare, sì, ma senza Conte.

Far rientrare le ministre e la crisi a condizione dell’uscita di Conte in favore di una sua sostituzione (Draghi?) con l’avallo (più o meno gradito) del Presidente della Repubblica. E il Movimento 5 stelle e il Pd, i cui rispettivi esponenti di spicco hanno fatto a gara a lanciare sui social la parola d’ordine #avanticonConte, prima che il gallo canti tre volte potrebbero rinnegare e diventare improvvisamente i sostenitori di un #Contestaisereno per interposta persona.

Insomma, Renzi potrebbe solo aver provato a uscire nella speranza (certezza?) di rientrare con agio e soddisfazioni irrealizzabili in presenza di Conte. Capito perché tutta questa triste vicenda politica tipicamente italica mi ha fatto venire in mente la canzone di Julio Iglesias? Il pensiero (che mi rattrista) è quello di un Giuseppe Conte, che, a Pd e Cinquestelle oramai decisi a buttarlo a mare, canta, malinconico, ma comunque speranzoso di salvezza: se mi lasci non vale.

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