I virus mutano continuamente e lo fa naturalmente anche Sars Cov 2 che innesca Covid 19 responsabile di quasi un due milioni di morti nel mondo. Le mutazioni sono migliaia ma da queste sono finora emerse poche varianti principali, diffuse nel mondo, vere e è proprie sorvegliate speciali da chi segue l’andamento dell’epidemia. Dopo quella spagnola, quella inglese e quella sudafricana è stata segnalata all’Organizzazione mondiale della sanità anche una variante comparsa in Giappone che, secondo gli esperti, “richiede ulteriori verifiche”.

Il ministero della Salute giapponese, secondo quanto riporta il Japan Times, segnala che la variante è in parte simile a diverse varianti segnalate per la prima volta nel Regno Unito e in Sudafrica, è stata rilevata in quattro persone infette arrivate dal Brasile. Il National Institute of Infectious Diseases (NIID) ha affermato che al momento non ci sono prove che dimostrino la maggiore contagiosità della variante ma si sta studiando se questa possa causare sintomi gravi o se sia resistente ai vaccini.

La prima variante in ordine di comparsa è quella indicata con la sigla D614G , che si è diffusa in molto velocemente e che, come la maggior parte delle varianti in circolazione, riguarda la proteina Spike, che è la principale arma utilizzata dal virus per aggredire le cellule umane. Questa mutazione, identificata anche negli Stati Uniti, permette al virus di trasmettersi più facilmente, ma non lo rende più letale.

La variante inglese, indicata con le sigle 20B/501YD1 oppure B.1.1.7, è caratterizzata da ben 23 mutazioni, 14 delle quali sono localizzate sulla proteina Spike. È comparsa in Gran Bretagna in settembre ed è stata resa nota a metà del dicembre scorso. Finora è stata identificata in 33 Paesi, compresa l’Italia con una ventina di casi. Anche in questo caso a preoccupare è il fatto che la mutazione rilevata nella posizione 501 della proteina Spike può rendere il virus più contagioso. È indicata con la sigla N501Y la variante del virus isolata in ottobre Sudafrica. Caratterizzata da una maggiore capacità di contagio e da una carica virale più alta, anche questa è legata a più mutazioni localizzate sulla proteina Spike. Altre mutazioni nella stessa proteina hanno portato alla variante N501T, che in Italia è stata isolata a Brescia e che potrebbe risalire ad agosto. Viene infine indicata con “cluster 5” la variante comparsa negli allevamenti di visoni in Danimarca e trasmessa all’uomo. In Italia sono inoltre diffuse le varianti 20A.EU1 e 20A.EU2, comparse in estate in Spagna e sono arrivate nel nostro Paese all’inizio dell’autunno.

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