La segnalazione delle varianti di Sars Cov2, prima quella spagnola, poi quella inglese e infine quella sudafricana, ha innescato dubbi sulla totale efficacia dei vaccini sviluppati per arginare l’epidemia di Covid. Secondo uno studio preliminare il vaccino Pfizer-Biontech “protegge delle varianti del coronavirus registrate nel Regno Unito e Sud Africa”. L’analisi dei ricercatori di Pfizer e dell’University of Texas Medical Branch è stata elaborata sul sangue prelevato da persone immunizzate. Lo studio non è stato ancora sottoposto a peer review.
Il vaccino è risultato efficace nel neutralizzare il virus con la mutazione ‘N501Y‘ della proteina ‘spike’, “considerata responsabile della maggior trasmissibilità delle varianti – ha spiegato Phil Dormitzer, uno dei responsabili dello sviluppo del vaccino Pfizer – C’era la preoccupazione che questa mutazione potesse far sfuggire il virus alla neutralizzazione degli anticorpi provocata dal vaccino”. Secondo Pfizer, il vaccino “è efficace contro queste mutazioni, così come è in grado di proteggere da altre 15 varianti” contro cui l’azienda ha testato in precedenza il siero.

“In questo momento abbiamo in Italia per lo più una variante di provenienza spagnola, con leggere differenze a seconda delle aree del Paese” ma “al momento nessuna delle varianti sembra cambiare l’efficacia del vaccino” spiega Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le Malattie infettive Spallanzani di Roma e membro del Cts, intervenuto durante la trasmissione Agorà su Rai3.
Per ora, sottolinea Ippolito, rispetto a quella inglese “resta l’ipotesi che non provochi la letalità della malattia e che aumenti invece la quota di superdiffusori”, principali responsabili della diffusione della malattia. Ma “bisogna continuare a fare ricerca per capire cosa sta accadendo in Inghilterra e anche in Sud Africa”, paese in cui si sta diffondendo una variante con una mutazione che, secondo alcuni scienziati, potrebbe diminuire l’efficacia del vaccino. “Le varianti continueranno ad arrivare così come sono già arrivate” ma non bisogna lasciarsi andare agli “allarmismi perché le varianti fanno parte delle evoluzioni del virus. Quando il virus inizia a contagiare una nuova specie, incluso l’uomo, – ha concluso – fa difficoltà a diffondersi, poi un ceppo muta per creare più super diffusori e diventa dominante”.

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