Durante la pandemia non solo sono diminuiti i trapianti ma sono stati anche meno gli italiani disposti a donare i propri organi dopo la morte. Quest’anno le opposizioni alla donazione al momento del rinnovo della carta d’identità (una delle circostanze in cui dal 2015 è possibile dichiarare la propria volontà alla donazione) sono state il 34 per cento del totale (1,8 milioni) contro il 32,8 del 2019 (il dato è aggiornato al 14 dicembre). È quanto emerge dall’ultimo bilancio del Centro nazionale trapianti (Cnt). Con le strutture ospedaliere messe a dura prova dall’emergenza sanitaria e le terapie intensive impegnate a gestire i pazienti Covid, nei primi nove mesi del 2020 si è assistito a un calo del 7,8 per cento dei donatori utilizzati e del 6,6 per cento dei trapianti effettuati. “Si tratta di una diminuzione inevitabile, ma tutto sommato contenuta alla luce della situazione generale, e inferiore rispetto a quella osservata negli altri Paesi europei” commenta il direttore del Cnt, Massimo Cardillo.

Donare un organo è un gesto salvavita. Se molti cittadini ancora si rifiutano a farlo il motivo è la scarsa comunicazione sull’utilità dei trapianti e la poca consapevolezza che ne deriva. “L’aumento delle opposizioni alla donazione potrebbe essere insostenibile a lungo termine – sostiene Cardillo -. Abbiamo bisogno di scendere sotto questa soglia perché troppi potenziali donatori escono dal processo a causa di un ‘no’ espresso in vita. Rinnovo l’appello ai cittadini ad avere maggiore fiducia nel nostro sistema, uno dei migliori in Europa, e consentirci di salvare la vita a migliaia di pazienti in attesa di un trapianto”. Complice il lockdown e quindi il rallentamento dell’attività negli uffici comunali nel rilascio delle carte d’identità, il numero stesso delle dichiarazioni di volontà registrate in materia di organi e tessuti dopo la morte è sceso di oltre il 30 per cento se confrontato a quello di un anno fa.

Stando al report Cnt sull’indice del dono 2020, all’ultimo posto delle Regioni meno solidali si trova la Sicilia, preceduta da Campania, Calabria, Basilicata, Molise e Puglia. Quella invece con il più alto tasso di consensi è la provincia di Trento, seguita da Valle d’Aosta, Sardegna, Veneto, Friuli e Toscana. Se si considerano i grandi Comuni, con più di 100mila abitanti, Sassari è il più generoso (seconda la città di Livorno e terza Trento) mentre Foggia è in coda a tutti (penultima Catania e terzultima Reggio Calabria). L’Italia si piazza comunque terza nella classifica europea, dopo Spagna e Francia, per numero di donatori da cadavere. “Non si fa abbastanza informazione soprattutto sulla donazione di organi da vivente tra i pazienti e i loro familiari compatibili – evidenzia Cardillo -. È una procedura sicura, indicata per il trapianto di rene e di fegato, molto diffusa nel resto d’Europa, ma ancora poco in Italia perché i soggetti il più delle volte non vengono informati fin dall’inizio di questa possibilità. Negli ambulatori nefrologici di periferia si propone direttamente la dialisi – continua -, che però con il tempo può compromettere la situazione metabolica del soggetto rischiando di peggiorare l’esito del futuro trapianto”.

Aned (Associazione nazionale emodializzati), considerando che oggi i pazienti in dialisi sono circa 50mila, calcola un sommerso del 20 per cento rispetto ai seimila pazienti già in lista di attesa per un trapianto del rene. “La donazione di organi sublima la morte e genera nuova vita, è un percorso di consapevolezza e di civiltà che va promosso” dichiara Giuseppe Vanacore, presidente Aned. Senza scordare che il trapianto determina un minor impatto economico sul Servizio sanitario nazionale. “Il costo del trapianto di rene viene bilanciato dal costo della dialisi in poco più di un anno di trattamento e dal quel punto in poi il trapianto comporta un risparmio netto rispetto al costo della dialisi” spiega Cardillo. Il Centro nazionale trapianti ha misurato la spesa annuale nell’ambito di uno studio finanziato dall’Unione europea che mette a confronto i costi di diversi trattamenti per l’insufficienza renale conica terminale in alcuni Stati membri. “Il costo annuale medio di trattamento con emodialisi per un singolo paziente è pari a 29mila euro per l’emodialisi e 18.500 euro per la dialisi peritoneale. Mentre i costi complessivi della procedura di trapianto di rene da donatore deceduto – fa notare il direttore del Cnt -, compreso il follow-up del paziente nel primo anno post-trapianto, ammontano a circa 35mila euro. Per il trapianto da vivente, che comprende i costi del prelievo nel donatore, si arriva a 40mila euro”.

Il rene è l’organo più richiesto. Gli iscritti alla lista di attesa per un trapianto sono 6091 (il 72 per cento) e in media aspettano due anni e sei mesi. Ma c’è anche chi come Fabio, 58 anni, di Perugia, sogna un trapianto da quasi cinque anni. Nel frattempo vive in dialisi. “Significa tre sedute di mezza giornata alla settimana in ospedale e non poter andare mai dove ti pare, in tutto questo tempo mi sono allontanato da casa tre volte soltanto, perché è difficilissimo trovare un posto in altri centri dialisi”. Antonella, 56 anni, di Rimini, ha ricevuto il rene a luglio dopo quattro anni di agonia. “È iniziata una nuova vita, un secondo compleanno. Io stessa sono donatrice iscritta all’Aido da quando avevo 20 anni e non avrei mai pensato di essere io destinataria di un organo. È un’emozione indescrivibile”. Antonella non trattiene le lacrime. In lista per un fegato ci sono 1043 cittadini. Il tempo medio di attesa stimato è di un anno e sei mesi. Aspettano un cuore altre 676 persone che vivono in Italia e in media lo ricevono dopo tre anni e sei mesi. Per un polmone, per cui sono in lista 380 pazienti, si aspettano invece due anni e sei mesi. Quattro anni e due mesi per un pancreas, richiesto da altri 246 pazienti.

Il futuro di tanti bambini dipende esclusivamente dalle donazioni di altri bambini che non ce l’hanno fatta. A ricordare l’importanza della donazione pediatrica è Marco Spada, responsabile di Chirurgia epatobiliopancreatica e del Trapianto di fegato e rene dell’ospedale Bambino Gesù. “Per il polmone e il cuore serve necessariamente un donatore pediatrico. Ci sono bambini che muoiono mentre aspettano il trapianto. Per questo è fondamentale sensibilizzare le famiglie al prelievo degli organi. Un bambino che muore può salvare la vita ad almeno sei bambini ammalati”. Solo in due casi, del fegato e del rene, il donatore può essere anche adulto. “Ma essendo la lista per gli adulti molto lunga, il trapianto del rene avviene in pratica solo da parenti viventi compatibili” avverte Spada. I pazienti minori in lista d’attesa sono 222 e quelli che aspettano di ricevere un rene sono quasi la metà (47 per cento). Il problema, fa sapere il Cnt, è che i trapianti pediatrici non raggiungono neanche il 5 per cento di tutti quelli eseguiti in un anno in Italia. Eppure, conclude il medico del Bambin Gesù, “il trapianto per questi bambini rappresenta l’unica cura efficace e funziona quasi sempre”.

Il Covid ha complicato la situazione ma la medicina ha reso possibile l’inimmaginabile. Cioè utilizzare organi prelevati da donatori deceduti risultati positivi al Covid su pazienti che hanno contratto l’infezione da Sars-Cov2, seguendo l’apposito protocollo del Cnt. Cinque i trapianti di questo tipo già effettuati (di cui quattro all’ospedale Molinette di Torino e uno all’Irccs Ismett di Palermo). “La condizione è quella di un paziente in gravi condizioni cliniche per cui il trapianto risulta più vantaggioso di un ipotetico rischio di reinfezione, che al momento non abbiamo comunque riscontrato in nessun caso” chiude Cardillo.

Come diventare donatore di organi. Sul sito del Centro nazionale trapianti (www.trapianti.salute.gov.it) vengono illustrate le diverse modalità. Ogni cittadino maggiorenne può esprimere il proprio consenso o dissenso firmando un apposito modulo presso l’Asl di riferimento. Oppure presso l’ufficio anagrafe del Comune al momento del rilascio o rinnovo della carta d’identità. Può farlo anche compilando il tesserino blu del ministero della Salute (linkato sul sito) o una delle donor card distribuite dalle associazioni di settore (la tessera in questo caso va conservata tra i propri documenti personali), o ancora il testamento di Aido (l’associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule). Infine, si può esprimere la propria volontà su un foglio bianco, con data e firma, che va custodito tra i documenti personali. “Nel caso in cui la persona non abbia rilasciato in vita una dichiarazione in merito alla donazione di organi e tessuti – specifica il Cnt -, il prelievo è consentito solo se i familiari aventi diritto (nell’ordine: coniuge non separato, convivente more uxorio, figli maggiorenni e genitori) non si oppongono alla donazione. Per i minori sono sempre i genitori a decidere; se anche solo uno dei due è contrario, il prelievo non può essere effettuato”.

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