A quattro mesi dall’inaugurazione della “Radura della Memoria”, spazio temporaneo realizzato in attesa della costruzione del Memoriale definitivo in ricordo delle 43 vittime della strage del ponte Morandi del 14 agosto 2018, l’area del maxi-cantiere per il nuovo viadotto di Genova è lasciata in gran parte al degrado. “Siamo preoccupati perché non sembrano essere in grado di gestire questo spazio, transennato, circondato da macerie e rifiuti, con gli alberi in pessime condizioni – sfogano all’unisono la loro sensazione di abbandono gli abitanti dei comitati di quartiere – e non capiamo come (e con quali risorse) dovrebbero essere in grado di gestire un parco di 63 ettari, in un quartiere in ginocchio e carente nei servizi essenziali”.

Il futuristico progetto presentato oltre un anno fa dallo studio Boeri ha un costo totale di 150 milioni di euro. “Certamente si può realizzare anche a lotti – sottolinea il consigliere comunale di opposizione Alessandro Terrile (Pd) – ma aver speso 500mila euro di donazioni private per realizzare un memoriale provvisorio che non si è neanche in grado di rendere fruibile dignitosamente non è di buon auspicio per lavori che si prospettano interminabili e sui quali non c’è alcuna certezza”. Dal canto suo il Comune rilancia con ottimismo la visione dei 63 ettari di zona industriale e periferica da restituire al verde: “È un impresa per tutta la città – evidenzia l’assessore all’urbanistica Simonetta Cenci – a gennaio termineranno i lavori del cantiere del nuovo ponte ancora in corso e potremmo finalmente iniziare con i primi due lotti del parco: la riqualificazione della zona di via Porro-Fillak e la progettazione e realizzazione del Memoriale”.
Gli abitanti potranno seguire l’evolversi dei lavori con un apposito info point che verrà aperto nel quartiere, che mostrerà lo stato di avanzamento dei lavori e dei progetti. Per ora, sono stati stanziati 30 milioni (16,8 per la riqualificazione, sette per il Memoriale permanente delle 43 vittime e 6,4 per infrastrutture viarie). Sotto il nuovo ponte disegnato da Renzo Piano incontriamo anche Iris Bonacci che avevamo conosciuto e accompagnato nella drammatica epopea dei primi giorni da sfollata, e oggi ha deciso di restare a vivere qui: “Dove c’era la mia casa oggi c’è uno dei piloni del ponte. Soffro per tutto il dolore che abbiamo provato e si rinnova a vedere questo degrado nel quale è lasciata la zona da quando si sono spenti i riflettori sui lavori di ricostruzione, ma spero che vada avanti la partita più importante, che è quella che si sta giocando in Tribunale. Tutto è secondario rispetto alla necessità di verità e giustizia sulla strage: per le vittime, i loro parenti e tutti noi”. I lavori per il Parco potrebbero durare circa dieci anni, qualora si riuscissero a intercettare i fondi necessari a ultimarlo, in attesa di vedere chi parteciperà ai bandi per realizzare le opere e, successivamente, occuparsi della loro manutenzione.

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