di Marco Vitiello*

Tra i meccanismi di difesa inconsci della nostra psiche Sigmund Freud annoverò anche lo “spostamento”, ovvero l’attribuzione di un proprio atteggiamento o un proprio impulso inaccettato e misconosciuto ad un’altra persona, la quale verrà percepita come ostile e pericolosa. Ma se lo spostamento è vietato come si difende la nostra psiche? Freud si starà rivoltando nella tomba…

Stiamo giocando con i significati, ovviamente, ma c’è qualcosa di vero che rimane, e cioè la necessità di soddisfare dei bisogni primari, quelli di socialità appunto, socialità che ci viene negata proprio nelle giornate più simboliche dell’appartenenza ad una famiglia, a un gruppo sociale o a qualcun altro, chiunque sia, basta che ci faccia sentire meno soli.

Quest’anno non si può, o perlomeno ci sono molte limitazioni, ed è frustrante, proprio perché sentiamo minacciato un nostro bisogno fondamentale e di fronte a questa minaccia, per tornare a Freud, attiviamo delle difese, forse un po’ troppo preventive.

Sì, perché se da un lato giustamente ci arrabbiamo per queste limitazioni applicate alla festa più aggregante che ci sia, dall’altro dovremmo cercare di capire se veramente è negata quella naturale socialità o se la rabbia e la frustrazione sono più collegate allo sforzo generale che stiamo facendo per contrastare questa lunga pandemia.

Corriamo il rischio, infatti, di perdere di vista la possibilità di far sì che il momento del Natale, questo Natale, sia invece una chance per recuperare l’essenza delle nostre relazioni e quindi di vivercelo con un atteggiamento catartico, per una straordinarietà che serve al nostro futuro (un po’ come quando in una famiglia nasce un figlio nel bel mezzo dell’estate e si rinuncia ad andare al mare).

Rinunciare ai cenoni o ai veglioni non vuol dire perdere la socialità, il vero problema è che percepiamo questa privazione come l’ennesimo, e probabilmente non ultimo, sforzo che dobbiamo fare per fronteggiare questo rischio virale.

Il consiglio è quindi quello di tenerci e viverci l’essenza di queste feste, dove gli affetti più cari possono comunque essere nutriti, cercando di assicurare a questi un pensiero vero, attraverso qualsiasi mezzo abbiamo a disposizione, facendo magari quella telefonata o videochiamata in più, laddove sappiamo che il nostro augurio può trasmettere quella vicinanza fondamentale, magari verso chi è davvero solo.

Avremo forse più tempo per le “piccole cose” (un po’ come nel primo lockdown) e allora sfruttiamolo per farci sentire più vicini e così ci sentiremo anche noi più soddisfatti. E poi cerchiamo di approfittare ancora per coccolarci un po’ con le nostre passioni, riposiamoci, giochiamo e viviamo il rito, per essenziale che sia, perché la ritualità tramanda la cultura e sostiene il futuro, specie dei nostri bambini.

Se il futuro è incerto allora conviene vivere bene il presente, facendo in modo che non peggiori la situazione. Sono tante le condizioni di paura e incertezza per quello che verrà, allora meglio approfittare di questo Natale e di questa fine d’anno diversi, anche per capire come stiamo cambiando, magari facendo qualche piccolo progetto di riorganizzazione delle nostre priorità, perché il 2021 sarà ancora un anno di transizione: meglio predisporsi con variazioni strategiche, che frustrarsi ulteriormente.

I meno giovani si facciano aiutare dai più giovani, per utilizzare al meglio le soluzioni tecnologiche che ci permettono di ridurre le distanze. Dai giochi agli auguri, ormai possiamo interagire facilmente anche a distanza e dobbiamo ricordarci che ci sono persone per cui il Natale è sempre lo stesso ed è sempre triste, perché vissuto in condizioni di disagio.

Quest’anno a Natale ci saranno ancora più persone coinvolte in un disagio generale, perché sono sul fronte sanitario e sociale per contenere gli effetti della pandemia. Facciamolo anche per loro, ma facciamolo per tutti noi, questo “regalo” di Natale: godiamoci il godibile, come viene, nel presente e con le emozioni più vere.

*Psicologo e psicoterapeuta

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