Ascoltato dai magistrati come testimone, il calciatore Luis Suarez avrebbe “ammesso” di aver saputo “in anticipo” le domande sull’esame di italiano organizzato dall’Università per stranieri di Perugia. Lo riferisce l’Ansa citando la deposizione del giocatore avvenuta in queste ore. Il colloquio si è svolto in videoconferenza, nell’ambito di una rogatoria internazionale avviata dalla procura guidata da Raffaele Cantone. Suarez, che non è indagato e risulta come persona informata dei fatti, è stato assistito per tutto il tempo da un interprete e ha deposto davanti ai pm parlando in spagnolo. L’inchiesta, in cui risultano indagati i vertici dell’ateneo, il dirigente della Juventus Fabio Paratici e due avvocati della squadra, riguarda il presunto “esame farsa” sostenuto dal calciatore per ottenere il certificato B1 di lingua italiana.

La vicenda risale a fine estate, quando i bianconeri si interessano all’ex giocatore del Barcellona, ma spunta un intoppo burocratico: Suarez non è un cittadino comunitario e la Juve ha già occupato i due slot per extracomunitari previsti dalle regole della serie A. Dal momento che la moglie Sofia Balbi e i suoi tre figli hanno cittadinanza italiana per discendenza diretta, però, il calciatore può chiedere la cittadinanza a patto di superare un esame di italiano. E anche se l’iter normalmente può durare fino a quattro anni, i bianconeri sperano di chiudere la pratica entro i primi di ottobre (in concomitanza con la chiusura del calciomercato). Alla fine la trattativa non va in porto, ma Suarez sostiene comunque l’esame il 17 settembre. Gli inquirenti sostengono che i contenuti della prova “erano stati preventivamente comunicati allo stesso calciatore, giungendo a predeterminare l’esito ed il punteggio d’esame, per corrispondere alle richieste che erano state avanzate dalla Juventus, con la finalità di conseguire un positivo ritorno di immagine, tanto personale quanto per l’Università”.

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