L’Organizzazione mondiale della sanità permetta ai suoi funzionari e collaboratori di non avvalersi dell’immunità e, quindi, di andare a testimoniare, come richiesto dalla Procura di Bergamo, come “persone informate dei fatti” nelle indagini sul mancato aggiornamento del piano pandemico italiano. È questa, in sintesi, la richiesta che la Rappresentanza italiana alle Nazioni Unite, su impulso del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha inviato all’Oms l’11 dicembre con l’obiettivo, in particolare, di permettere ai pm di sentire il ricercatore e relatore del rapporto Francesco Zambon, che ha denunciato all’organizzazione il direttore aggiunto, Ranieri Guerra, di averlo “minacciato”, scrive il Guardian, al fine di cambiare la data del piano pandemico, facendolo sembrare aggiornato al 2017 quando invece era fermo al 2006. Fatti che sarebbero avvenuti prima della pubblicazione del documento, il 13 maggio, che poche ore dopo sparì dal sito dell’Oms. Ma la sezione europea dell’organizzazione comunica che “non fu l’Italia a chiederne la rimozione”.

“Alla luce dell’ottima collaborazione tra Italia e Organizzazione Mondiale della Sanità, ulteriormente rafforzata durante il periodo della pandemia Covid-19, vi chiedo di considerare, nello spirito della Sezione 22 della predetta Convenzione la possibilità di permettere a funzionari ed esperti di acconsentire alla richiesta del Procuratore di essere sentiti come persone informate sui fatti”, si legge nella missiva.

Il Ministero degli Esteri non ha infatti competenze in merito all’immunità funzionale invocata da funzionari di organizzazioni internazionali, anche se questi sono di cittadinanza italiana. È solo l’Oms quindi che può decidere di rinunciare all’immunità dei propri funzionari ed esperti e permettere che questi vengano sentiti dai pm.

L’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms, che aveva pubblicato il rapporto sul sito per poi rimuoverlo il giorno dopo, ha fatto sapere che “in nessun momento il governo italiano ha chiesto all’Organizzazione mondiale della sanità di rimuovere il documento”, ma che lo ha deciso la stessa organizzazione “con l’intento di correggere gli errori e ripubblicarlo”, cosa che però non è poi successa. E hanno poi aggiunto che “la trasparenza in tutte le comunicazioni è essenziale per garantire la credibilità e la fiducia nelle informazioni, nei consigli e negli orientamenti dell’Oms. A causa dell’elevato interesse dei media per questo rapporto e per evitare interpretazioni errate, l’Oms è disponibile a condividere il documento ritirato, su richiesta. Per riceverne una copia” basta farne richiesta. L’Oms “si impegna in una comunicazione franca e diretta con i governi”. E rivendica di “agire in modo imparziale e senza timore di ritorsioni o aspettative di favore. Per preservare la sua obiettività e indipendenza, l’Organizzazione non è coinvolta in alcuna questione politica, amministrativa o legale a livello nazionale”.

È il 5 novembre scorso quando i pm hanno sentito Ranieri Guerra per ricostruire la situazione dei piani pandemici nazionali e regionali, con i verbali che sono però stati secretati. Il 30 novembre, Report ha diffuso la notizia che l’organizzazione ha invocato l’immunità diplomatica per i suoi ricercatori, che i magistrati volevano sentire come testimoni, con una nota alla Procura e ai ministri degli Esteri e della Salute, Luigi Di Maio e Roberto Speranza, in cui affermava che i suoi ricercatori non sono tenuti a rispondere alle domande dei magistrati per via del loro speciale status. L’organizzazione ha pure invitato i suoi ricercatori a non presentarsi davanti ai pubblici ministeri che stanno cercando di capire perché, il 13 maggio scorso, un piano pandemico scritto proprio da Zambon sia stato pubblicato e poi ritirato dopo poche ore.

A inizio dicembre, mentre si moltiplicano le richieste di chiarimenti e trasparenza, l’organizzazione ha dichiarato che il ritiro è legato al fatto che il report “conteneva errori” e che Guerra è stato comunque sentito “a titolo personale” e hanno spiegato che “l’Oms normalmente non è coinvolta in questioni legali a livello nazionale” per “preservare la sua obiettività e indipendenza”. Parlando in un’intervista al Fatto Quotidiano, lo stesso Guerra ieri ha dichiarato che quel documento conteneva “molti errori, ma io non l’ho censurato”.

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