di Donatello D’Andrea

Una cosa che mi sorprende sempre di più è l’efferato egoismo con cui il consumismo sfrenato ha plasmato la società contemporanea.

E in questi giorni ne abbiamo l’ennesima prova. Oggi, con l’ultimo bollettino che parla di 822 morti, c’è chi ha ancora il coraggio di gridare al “diritto alla settimana bianca” e “alla libertà del cenone”. Ripeto, con quasi 900 morti ci sono persone che vogliono riaprire tutto per festeggiare il Natale a suon di shopping, cenone e settimana bianca.

La politica qui c’entra poco. Qui si tratta di egoismo, menefreghismo e di persone fuori dalla realtà. Tanto poi alla fine, nel caso in cui i casi aumentassero, è sempre colpa del governo “che doveva proteggerci e, al contempo, farci ammassare tutti per comprare i regali di Natale”.

D’altronde l’egoismo e l’individualismo di questi tempi portano con sé una tendenza auto-assolutoria circa le responsabilità dei singoli. Questo è certo. Ad agosto, ci venne data l’occasione di fare delle vacanze intelligenti, nel vero senso della parola, dando prova della nostra responsabilità e della nostra memoria. Non è andata bene. Ora, consapevoli di questa esperienza, perché si parla di riaperture natalizie?

Siamo vittime della nostra stessa irresponsabilità, è inutile negarlo. Il governo avrà anche le sue colpe, avrebbe potuto fare di più in determinati frangenti (come tutti i governi europei) ma il virus ha avuto vita facile grazie agli assembramenti estivi, nelle spiagge e nelle discoteche, e a quel senso di sottovalutazione dovuto al calo dei contagi, nonostante da più parti ci raccomandassero di fare attenzione e di rispettare le regole.

Oggi le persone parlano di prenotazioni, protocolli rigidi ed entrate contingentate circa le piste da sci e si accusa il governo di non voler fare nulla nonostante la soluzione sia sotto gli occhi di tutti. Peccato che queste siano le stesse raccomandazioni di qualche mese fa, in occasione della riapertura delle discoteche. Qualcuno sa come è andata a finire?

Ovviamente, le motivazioni economiche sono nobilissime. Il settore turistico invernale vale tanti milioni e lo shopping natalizio pure, ma chi garantisce che gli italiani sapranno adeguare il proprio egoismo alla pandemia? Ciò non toglie che il governo dovrebbe intervenire per sostenere economicamente anche questo settore produttivo che da lavoro a diversi milioni di individui. Non ci sono giustificazioni che tengono in questo senso.

Le rivendicazioni su queste riaperture non sono solo grottesche ma intollerabili. Biascicare fantomatici diritti senza conformarsi ai doveri è tipico di un popolo che ha smarrito la strada della rettitudine morale, dissipando il concetto di comunità e relegandolo al rango di mero argomento di polemica.

Questa è la triste realtà di un Paese spaccato. Da un lato c’è chi vuole uscire da un incubo che dura da mesi, dall’altro c’è chi ignora totalmente la profondità dello stesso incubo, per motivi futili e pericolosi.

Non ne usciremo bene: quello italiano è un popolo che non ha ancora imparato a fare i conti con la realtà. Non è un bel segnale per il futuro.

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