Trump prosegue sulla linea delle frodi elettorali, insinuando – sempre senza prove – che ci siano stati brogli in Georgia, Nevada e Pennsylvania, swing state decisivo dove la sua campagna ha presentato un nuovo ricorso accusando le autorità democratiche dello stato di avere creato “un sistema illegale di voto a due livelli” che ha favorito in modo ingiusto il voto per posta. A tre giorni dalla vittoria di Joe Biden, il presidente uscente è ancora ostinato a non riconoscere la sconfitta, sostenuto anche da buona parte del partito repubblicano a perseguire la via della battaglia legale. Intanto anche David Bossie, il consigliere che il tycoon ha scelto per supervisionare la sua campagna di ricorsi, è risultato positivo al coronavirus.

A differenza delle voci critiche che si erano sollevate nelle prime ore – uno su tutti l’antitrumpiano Mitt Romney – la maggior parte dei senatori del Gop, che oggi incontra a porte chiuse Mike Pence, si è allineata al tycoon e al leader Mitch McConnell, che ha espresso la soddisfazione per il fatto che, nonostante le previsioni negative, i repubblicani abbiano ottenuti risultati elettorali migliori del previsto. Solo tre senatori repubblicani hanno riconosciuto la vittoria di Biden. Sostegno anche da parte di Pence che, dopo essere rimasto in silenzio per diversi giorni, ieri ha twittato ribadendo il messaggio che le elezioni “non sono finite” e “bisogna continuare a combattere fino a quando ogni voto legale sia contato”. Dopo il pranzo di oggi, è prevista la partenza del vice uscente per una breve vacanza a Sanibel, un’isola in Florida nei pressi di Fort Meyers.

Il nuovo ricorso in Pennsylvania – Secondo il ricorso della campagna di Trump, nelle contee a guida democratica si è data la possibilità agli elettori di correggere prima dell’Election Day eventuali errori commessi nell’invio del voto per posta, mentre le contee repubblicane avrebbero seguito la legge e non hanno dato questa possibilità. Secondo le ultime proiezioni, Biden ha vinto in Pennsylvania per 45.475 voti, un vantaggio di poco superiore a quello – 44.292 – con cui quattro anni fa Trump vinse nello stato che quest’anno è stato decisivo per la Casa Bianca. Sin da prima delle elezioni, Trump ha più volte ripetuto che non avrebbe riconosciuto la sconfitta affermando che questa sarebbe potuta avvenire solo con brogli elettorali. Ed ora sta continuando una serie di ricorsi legali per contestarne la validità. “Noi crediamo che il sistema di voti a due livelli ha portato a far contare voti potenzialmente fraudolenti senza la giusta verifica o controllo, mentre il diritto al voto di molti elettori è stato minacciato semplicemente per aver scelto di votare di persona”, afferma il consigliere legale dalla campagna, Matt Morgan.

Per l’agenzia che sblocca i fondi per la transizione il risultato elettorale non è chiaro – Un atteggiamento che rappresenta uno strappo istituzionale inedito e contro il quale la campagna di Joe Biden si dice pronta ad agire. Sta infatti valutando, spiegano media Usa tra i quali il sito Axios, se avviare un’azione legale contro il ritardo da parte del General Services Administration’s (GSA) nell’avviare il processo di transizione. Un funzionario della campagna di Biden ha spiegato che l’agenzia, che è guidata Emily Murphy, nominata da Donald Trump, deve riconoscere l’elezione del presidente eletto e sbloccare i fondi, quasi 10 milioni di dollari, e dare le autorizzazioni a lavorare negli edifici governativi alla sua squadra di transizione. Altrimenti saranno possibili ricorsi legali. L’amministratrice dell’agenzia ha detto di non aver ancora avviato la transizione perché “non è chiaro chi sia il vincitore” delle elezioni.

Intanto la battaglia contro le presunte frodi avanza: l’Attorney general William Barr ha autorizzato i procuratori federali a indagare su su presunti brogli che sarebbero state commesse in occasione dello scrutinio del voto del 3 novembre. Un’ostinazione che ha spinto alle dimissioni il procuratore responsabile dei reati elettorali al dipartimento di Giustizia americano. Richard Pilger in una mail ai colleghi ha spiegato che Barr ha così emesso “un’importante nuova linea politica che abroga 40 anni di politica di non interferenza sulle indagini per frodi elettorali nel periodo precedente alla certificazione del voto”.

L’Obamacare arriva davanti alla Corte Suprema – Ma una battaglia cruciale dei prossimi mesi sarà quella sull’Affordable care Act, la riforma sanitaria meglio conosciuta come Obamacare. La Corte Suprema degli Stati Uniti oggi ascolta gli argomenti di un nuovo ricorso repubblicano contro il piano che ha consentito a milioni di americani di ottenere una copertura sanitaria. L’attesa udienza della Corte, in cui dopo la nomina di Amy Coney Barrett i conservatori hanno la netta maggioranza (6 a 3), arriva in un momento di grande tensione politica nel Paese, con il presidente Donald Trump che non riconosce la vittoria elettorale di Joe Biden, che ha ottenuto oltre 74 milioni di voti popolari con una campagna elettorale incentrata anche sulla difesa dell’Obamacare. La decisione della Corte, comunque, non è prevista prima del prossimo giugno. Gli esperti prevedono che, nello scenario più estremo, la maggioranza dei giudici conservatori potranno abolire completamente la riforma sanitaria varata nel 2010 dall’amministrazione Obama. Un risultato che minaccerebbe la tenuta del sistema sanitario nazionale, ha denunciato l’Associazione dei Medici americani, che rischierebbe di precipitare nel caos proprio nel mezzo dell’epidemia di coronavirus.

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