La seconda ondata di Covid ha stroncato sul nascere la ripresa economica europea. La speranza in una ripartenza “a V”, cioè con un forte rimbalzo che ci riporti rapidamente al livello di partenza, va archiviata. E, tra tutti i Paesi europei, solo Germania e Polonia recupereranno il livello di crescita pre-pandemia entro la fine del 2022. L’Italia si conferma seconda nell’Unione per calo del pil 2020 dopo la Spagna, pur con un dato lievemente “migliore” rispetto alle precedenti previsioni: –9,9% contro il -11,2% stimato a luglio. E “le misure di bilancio continueranno a sostenere l’occupazione e i redditi, ma è improbabile, purtroppo, che prevengano una crescita della disoccupazione“. Crescita che si registrerà purtroppo in quasi tutti i Paesi Ue, con l’eccezione della Germania, dove il tasso dei senza lavoro dovrebbe rimanere al 4%, e dei paesi dell’est relativamente meno colpiti dai contagi. Sono questi i punti principali delle previsioni economiche d’autunno della Commissione europea, presentate a Bruxelles dal commissario all’Economia Paolo Gentiloni.

“L’attività economica in Europa ha subito un grave choc nella prima metà dell’anno e ha registrato un forte rimbalzo nel terzo trimestre grazie all’allentamento delle misure di contenimento“, scrive l’esecutivo Ue. “Tuttavia la recrudescenza della pandemia nelle ultime settimane sta provocando nuove interruzioni“, e quindi “le proiezioni di crescita nell’orizzonte di previsione sono soggette a un livello estremamente elevato di incertezza e rischi“. E’ con questa avvertenza che vanno lette le previsioni che vedono il Pil della zona euro contrarsi del 7,8% nel 2020 prima di crescere del 4,2% nel 2021 e del 3% nel 2022. Stime più moderate rispetto all’estate.

“La crescita è destinata a fermarsi nel quarto trimestre, e riprenderà a salire a partire dal primo trimestre del 2021”, ha detto Gentiloni. Ma ci sono rischi al ribasso “eccezionalmente grandi”. Per esempio la pandemia “potrebbe aggravarsi e durare più a lungo. In questo caso, nel 2021 occorreranno misure di contenimento più stringenti e prolungate, cosa che porterebbe a una crescita più bassa e ad una disoccupazione più elevata, lasciando cicatrici più profonde nelle imprese”. Oppure le misure di sostegno “potrebbero essere ritirate prematuramente”, e le divergenze tra Paesi potrebbero irrigidirsi, mettendo a rischio il funzionamento del mercato unico. Infine, “la possibilità di uno stress dei mercati finanziari non si può escludere”. Ma ci sono anche rischi al rialzo che potrebbero migliorare la situazione, come un accordo commerciale tra Ue e Gran Bretagna oppure un’accelerazione sul fronte dei vaccini. Inoltre, le previsioni tengono in considerazione solo il prefinanziamento del 10% del Recovery fund, ma non tutto il suo potenziale che potrebbe arrivare ad avere un impatto sul Pil del 2% negli anni in cui sarà pienamente operativo, spiega il commissario.

E’ la Spagna il Paese Ue con il calo del Pil più accentuato quest’anno (-12,4%), seguita Italia (-9,9%), Croazia (-9,6%), Francia (-9,4%) e Portogallo (-9,3%). Secondo le nuove stime della Commissione, la Grecia cala invece del 9%, il Belgio dell’8,4%, la Germania del 5,6%. Meno grave la situazione in Irlanda, dove il Pil frena solo del 2,3%. In Italia nonostante il previsto +4,1% del 2021 (meno del 6,1% stimato a luglio) “è improbabile che la ripresa sia sufficiente a far tornare la produzione ai livelli pre-pandemici entro il 2022” quando il pil salirà di un altro 2,8%. Il tasso di disoccupazione è visto aumentare all’11,6% l’anno prossimo dal 9,9% del 2020, “con la maggioranza dei posti persi nel settore servizi“. Il debito pubblico, visto il crollo dell’economia, schizza verso l’alto in rapporto al pil: 159,6% nel 2020, dal 134,7% del 2019 (in crescita dal 134,4% del 2018 e dal 134,1% del 2017), per poi attestarsi al 159,5% nel 2021 e al 159,1% nel 2022, sempre secondo le stime della Commissione. Il deficit, necessario per far fronte alla pandemia, sale dall’1,6% del 2019 al 10,8% del 2020, per poi calare al 7,8% nel 2021 e al 6% nel 2022. Al netto di eventuali nuovi scostamenti di bilancio per finanziare ulteriori misure di sostegno all’economia. “Non credo che oggi ci sia preoccupazione alcuna sulla sostenibilità dei debiti, c’è necessità nel medio periodo di mettere il debito in un percorso di sostenibilità e credo che la preoccupazione sia pienamente condivisa dal governo italiano”, ha commentato Gentiloni.

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