“Il 2020 è stato un calcione sui denti”. Maria Bietolini, copywriter freelance di Milano con oltre 20 anni di esperienza nel mondo della pubblicità, riassume così l’anno del Covid. Che per lei era iniziato con ottime premesse: “A febbraio con un cliente italiano ipotizziamo le nuove cose da fare, con una start up presentiamo un progetto pilota a un’azienda e arriviamo a firmare l’accordo di riservatezza, mentre un cliente dei grandi eventi mi comunica che da aprile avremmo iniziato due progetti con impegno fino al 2021”. Poi l’emergenza Covid e il lockdown, che stravolge ogni cosa. “Il cliente italiano rimanda tutto a settembre, quando però il management che sviluppava il progetto non c’è più, quello con la startup scompare dai radar e il cliente degli eventi si è visto rimandare l’avvio delle sue attività di sei mesi e poi di un anno. Ora si parla di iniziare a lavorare dalla prossima primavera”.

Progetti rimandati se non bloccati e compensi diminuiti, professionisti esperti che si trovano senza entrate da un giorno all’altro, giovani di talento senza prospettive. L’incertezza che ha paralizzato l’economia ha avuto conseguenze pesanti anche sul mondo della pubblicità e a pagare sono stati soprattutto gli autonomi. Molto dipende dal settore del committente. Giuseppina Sabbarese, ad esempio, si occupa di pubblicità nel mondo degli eventi da più di dieci anni. “Sono rimasta ferma da marzo a settembre, quando la riapertura aveva consentito una minima ripresa”. I nuovi decreti però hanno nuovamente bloccato tutto. “In un clima di incertezza i clienti non iniziano nemmeno il processo per paura di dover annullare gli eventi. Lo stop anticipato a convegni e congressi è stata la prova che il governo non conosce per niente il nostro lavoro e le sue dinamiche”.

La chiusura totale, soprattutto all’inizio, aveva portato a un aumento frenetico del lavoro per alcune agenzie. “Lo studio con cui collaboravo aveva ritmi spropositati rispetto al compenso pre-lockdown, che non era destinato a crescere, anzi”, racconta la grafica pubblicitaria Rossella Cesaro. Lei ora cura personalmente i suoi clienti, ma non è semplice: “Alcuni li ho persi e ripresi a luglio, altri sono stati persi del tutto, ed altri ancora hanno diminuito il compenso”. Rossella, come tanti colleghi, ha chiesto e ottenuto i bonus destinati agli autonomi: “Nei mesi più duri sono stati fondamentali per andare avanti ma il vero problema è adesso, perché gli aiuti economici governativi si sono fermati ma non si è fermata la crisi delle attività”.

Lo scenario generale, secondo Federpubblicità, è decisamente cupo: “Il 2020 dovrebbe chiudersi con un calo del 15 per cento dei volumi pubblicitari rispetto all’anno scorso”, spiega il presidente Claudio Varetto. Con ogni probabilità si arriverà ai minimi del 2013, il momento peggiore della pubblicità in Italia, legato alla crisi del 2008. Questa volta il crollo è stato molto più rapido: “Le grandi agenzie rischiano di doversi ridimensionare e i freelance legati ai settori in difficoltà potrebbero essere spazzati via. Alla fine della crisi il precariato nel settore si intensificherà”. Intanto si vedono già i primi effetti sui compensi. “Molti chiedono preventivi al di sotto della dignità”, racconta Armida Genovese, 41 anni, grafica pubblicitaria da venti, che vive in provincia di Milano. “Quasi tutti i miei progetti sono bloccati e ora è difficile trovare nuovi lavori. Tra un po’ le rate del mutuo ricominceranno e dopo questo secondo periodo di stop non so quanto potrò resistere”.

La crisi non ha colpito tutti allo stesso modo: ”Chi non aveva esperienza nel digitale ha avuto perdite importanti, mentre chi lavorava già da prima in ambito social ha resistito”, racconta Daniela Montieri, una delle fondatrici dell’Associazione italiana dei copywriter. I problemi più grandi ci sono stati per chi si stava affacciando alla professione. Come Alessandra Marino, 24 anni, laureata in comunicazione pubblicitaria all’Istituto europeo di design di Firenze a luglio dell’anno scorso. “Dopo uno stage di sei mesi a fine febbraio ho fatto colloqui con diverse agenzie, che però sono scomparse in poco tempo”, racconta. Tutto fermo fino a settembre, quando un’altra agenzia sembra interessata, ma dopo una giornata di prova non si fa più sentire. “Sono entrata in crisi, ho pensato di aver sbagliato lavoro, ma confrontandomi con i miei ex compagni ho capito che sono nella stessa situazione. L’incertezza ha spaventato tutti i settori e chi non è già affermato è tagliato fuori”.

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