Un quadro di regole generali di livello nazionale nel Dpcm, ma gli interventi chirurgici sulle zone più infette resteranno nelle mani delle Regioni. Perché il grado di contagio del Paese andrà valutato quando il decreto del 25 ottobre dispiegherà i suoi effetti, cioè tra almeno un’altra settimana. Insomma, nessun lockdown nazionale ma un giro di vite per raffreddare la crescita della seconda ondata di Sars-Cov-2. Sarà modulata così la bozza del decreto che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte avrà tra le mani quando si rivolgerà al Parlamento prima di firmarla in serata o, più probabilmente, nella giornata di martedì. Tra le misure previste – come sempre passibili di cambiare fino all’ultimo momento – ci sarà lo stop alla mobilità interregionale, la chiusura dei musei, ma anche quella dei centri commerciali almeno nel week end, giorni di maggior afflusso. E ancora: bar e ristoranti chiusi anche a pranzo nelle regioni con tasso di contagi a rischio (Lombardia, Piemonte e Calabria), smart working nella Pubblica amministrazione, salvo i servizi pubblici essenziali e, sempre nelle aree a rischio, stop anche ai distributori automatici. In bilico il coprifuoco alle 18, col governo che vorrebbe estenderlo alle 21 per tutta Italia. Anche se il Cts non sarebbe d’accordo preferendo invece le 18 per tutto il Paese. In questo momento è la scelta ritenuta migliore nell’ottica di garantire la tenuta degli ospedali salvaguardando, per quanto possibile, l’economia. E la cornice normativa era già stata definita.

Durante il vertice di domenica dei ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza con gli enti locali, lo ha ammesso chiaramente anche il presidente del Piemonte: “Va bene fare ragionamenti nazionali ma abbiamo il dovere di rispettare il documento Iss che insieme abbiamo condiviso e approvato e dobbiamo avere il coraggio di attuare quegli scenari che ci siamo dati”, ha detto Alberto Cirio riferendosi al Piano anti-Covid contenuto nella circolare del 12 ottobre. Ma nella mattinata di lunedì, parlando a SkyTg24, il governatore piemontese è tornato a dire che “oggi la situazione è diversa da quella di marzo e aprile e fare lo stesso errore di marzo è sbagliato. Oggi sono 11 le Regioni con Rt superiori, per questo chiediamo al governo un rapporto collaborativo e misure nazionali“.

Una tesi sostenuta anche dall’Anci con Antonio Decaro e dal Comitato tecnico scientifico, ma di fronte alla quale Lombardia e Liguria – due delle regioni che sulla base dell’indice Rt, la capacità del virus di infettare, dovrebbero intervenire – fanno spallucce. L’idea di chiusure territoriali viene allontanata da Attilio Fontana e da Giovanni Toti, con il governatore leghista che avvisa: “Se fermiamo Milano si ferma la Lombardia. Si deve fare un lockdown? Sia nazionale”, il suo ragionamento. Che non ha trovato d’accordo chi, come Luca Zaia, lo ritiene “non sostenibile” e ricorda che in Veneto “la sanità è assolutamente sotto controllo”. Sì, quindi, a misure nazionali, ma light e integrabili con misure territoriali restrittive. Posizioni che hanno incrinato il blocco dei presidenti del Nord. Dopo il nuovo round con il governo che presenterà la bozza del Dpcm, Fontana incontrerà i sindaci lombardi in una riunione dalla quale potrebbero arrivare pressioni per lockdown “sartoriali” per le tre province più colpite (oltre al capoluogo, Monza Brianza e Varese).

Alle 12.30 Giuseppe Conte entrerà nell’aula di Montecitorio – a Palazzo Madama l’appuntamento è invece alle 17 – per illustrare le nuove misure contenute nel quarto decreto dell’ultimo mese. Un testo frutto del confronto con le Regioni, ponderato anche sulla base degli ultimi dati del monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità che hanno fotografato un quadro in “rapido peggioramento” e concordato al tavolo con capidelegazione di Pd, M5s, Italia Viva e Leu al quale, nel pomeriggio di domenica, si sono uniti anche i capogruppo di Camera e Senato. Il presidente del Consiglio e diversi ministri non sono convinti della necessità di un coprifuoco alle 18, anzi Teresa Bellanova lo ritiene controproducente perché “produrrebbe solo maggiore intasamento, esattamente quello che va scongiurato”. Un punto di caduta potrebbero essere le 20.

Mentre nel quadro nazionale rientrano lo stop alla mobilità interregionale, fatto salvo ragioni di lavoro, e la chiusura dei centri commerciali ogni sabato e domenica. Il Dpcm “andrà nella direzione del principio di proporzionalità e ragionevolezza che ha guidato le scelte fino ad ora, facendo leva su qualche misura come la limitazione agli spostamenti interregionali se non per ragioni indifferibili, di salute o di lavoro”, ha affermato il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, e a Che tempo che fa su Rai3.

L’orientamento sulla scuola, uno dei nodi critici anche per gli equilibri tra le forze di governo, è quello di irrigidire solo parzialmente la norma stabilita nel Dpcm ancora in vigore: didattica a distanza alle scuole superiori. Resta valida la possibilità per i presidenti di Regione di intervenire – come hanno già fatto Campania e Puglia, ad esempio – con lo stop alle lezioni in presenza anche per gli studenti di elementari e medie se il quadro epidemiologico peggiora. Magari con “stop and go”, come ipotizzato da Michele Emiliano. Del resto la facoltà era già prevista sempre dal Piano anti-Covid approvato nelle scorse settimane proprio dai governatori.

A ricordarlo è stato, anche in questo caso, il presidente del Piemonte: “Tutti quanti abbiamo approvato il documento Iss con le azioni da prendere in base all’evolversi della pandemia. Io lo sto seguendo anche in autonomia e cosa fare sulla scuola dopo due settimane con Rt maggiore di 1.5 è chiaro”, ha detto Cirio che chiede anche una valutazione sulla mobilità con i Paesi confinanti perché “dalle zone rosse francesi possono venire a Torino liberamente quando non possono andare a Parigi”. Dello stesso parere anche Locatelli: “La scuola e l’eventuale attivazione di periodo di didattica a distanza non è un totem intangibile. In situazioni di alcune realtà territoriali in cui si vuole ottenere una flessione della curva, può essere una misura da considerare”.

Il presidente piemontese è stato tra i tre governatori favorevoli anche a un intervento sugli over 70. Con lui anche Fontana e Toti, il cui tweet per sostenere la tesi del blocco per fasce d’età ha innescato una forte polemica e lo ha costretto a scusarsi. La bozza che arriverà davanti alle Regioni difficilmente conterrà limitazioni ai loro spostamenti, mentre come ha spiegato Boccia si va verso un potenziamento dei Covid hotel per i positivi asintomatici, così da evitare che trascorrano il loro isolamento tra le mura domestiche con i conviventi. La parte più difficile, quella di richiudere tutto dove il contagio è ormai esploso, resta in mano ai governatori. Almeno per un’altra settimana.

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