Nei prossimi giorni i ragazzi delle superiori potrebbero non tornare a scuola in tutte le Regioni, mentre per gli altri ordini di scuola a fare da discriminante sarà l’indice di RT di diffusione del virus. Sono queste le ultime indiscrezioni emerse dopo ore ed ore di incontri a Palazzo Chigi nella domenica dei Santi. Una giornata intensa: prima il vertice tra Governo, Regioni ed enti locali alla presenza dei ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari regionali Francesco Boccia. Nel pomeriggio la riunione con i capidelegazione della maggioranza (Franceschini per il Pd, Bonafede per M5s, Bellanova di Italia Viva), con loro anche la ministra dell’Istruzione Azzolina per un incontro che nel pomeriggio è stato aperto anche ai capigruppo delle forze che reggono il governo.

Divisioni e schieramenti contrapposti sulla chiusura delle scuole – Sul tavolo, tra le altre questioni, la scuola, sulla quale si è ripetuto il braccio di ferro del giorno precedente. Da una parte la ministra Lucia Azzolina pronta a tutto pur di tenere aperte le aule. Con lei “Italia Viva” che chiede di chiudere gli istituti solo se si passa ad un lockdown nazionale. E poi c’è il Partito Democratico che sembra diviso in due anche su questa partita. A irritare qualche autorevole rappresentate del Pd è stata l’ipotesi emersa sabato sera di includere anche la terza media tra coloro che passerebbero a fare lezioni da casa. Una proposta che non è piaciuta soprattutto a certi senatori e onorevoli della squadra di Zingaretti che lavorano da sempre sul tema dell’istruzione: “Interrompere un ciclo – spiega uno di loro che non vuol rilasciare dichiarazioni ufficiali fino a domani sera quando il Dpcm sarà firmato dal presidente del Consiglio – è assurdo”.

Un nodo, quello della didattica a distanza (dad) nell’ultima classe della scuola secondaria di primo grado, che resta ancora da sciogliere. Chi ha raccolto le voci di coloro che erano presenti a palazzo Chigi spiega che il criterio dell’introduzione della terza media è stato quello di ragionare su che età i ragazzi possono stare a casa da soli senza i genitori. Sul tavolo anche un altro argomento: se e quanto lasciare margine decisionale alle Regioni. La decisione sulla chiusura potrebbe essere nazionale per le superiori, a prescindere dall’ indice RT ma per gli altri ordini di scuola (infanzia compresa) il parametro di diffusione del virus diventerebbe decisivo: sopra una certa soglia (si ipotizza l’1,5%) scatterebbe la chiusura per tutti gli istituti. Tra le Regioni interessate la Lombardia, il Piemonte, la Campania, la Liguria, l’Umbria, la Puglia (o porzioni di questi territori). In bilico Sicilia e Calabria. Le zone rosse potranno essere istituite anche a livello di aree metropolitane, Torino e Milano sono quelle a maggior rischio chiusura.

Possibili sorprese “last minute”- Ma c’è un altro scenario in campo: martedì dovrebbero arrivare nuove analisi del Comitato tecnico scientifico e quindi potrebbero rimandare ogni decisione a quella data. In ogni caso il Dpcm che domani sarà presentato al Parlamento continuerà ad essere limato fino a tarda notte e potrebbe ancora riservare novità. Intanto i parlamentari scaldano i motori. Luigi Gallo, già presidente della commissione Cultura a Montecitorio spiega: “Ci vuole buon senso. In queste ore sto chiedendo di mantenere le scuole aperte finché l’indice di contagio lo permette, di procedere a maggiori controlli e chiusure mirate di chi non rispetta le regole; servono lockdown comunali invece che generalizzati e potere ai Commissari quando l’ente locale è incapace o affanna nel contenimento del contagio. Dobbiamo fare investimenti e misure per i più fragili e campagne Rai sulle regole per aiutare tutti a fermare la diffusione del virus”.

Ferma la posizione di Gabriele Toccafondi di “Italia Viva”, ex sottosegretario all’Istruzione: “Germania, Francia, Inghilterra e Irlanda chiudono tutto tranne le scuole. Campania, Puglia, Piemonte, Liguria decidono che deve essere la prima cosa a chiudere in Italia. Già per questo c’è qualcosa che non torna. La scuola deve essere l’ultima cosa a chiudere! Non è un ufficio burocratico, un percorso nozionistico o un percorso educativo che puoi fare stando davanti ad uno schermo. Chiudere comporta problemi per i ragazzi, soprattutto per i più deboli”. Silenzio stampa, invece, da parte del Partito Democratico: nessuno vuole esporsi prima di domani sera.

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