A Partinico in un terreno confiscato alla mafia sta per nascere la prima Food Forest di Sicilia: una foresta commestibile, un orto bosco organizzato in modo tale da mettere in contatto diretto produttori e consumatori, senza passare da intermediari. Il progetto nasce grazie ad una sinergia che vede coinvolte due cooperative siciliane, un’associazione svizzera e un ecologo brasiliano. L’intuizione nasce da una chiacchierata tra Rafael da Silveira Bueno, studioso di ecologia dell’Università di Palermo e Massimiliano Solano, presidente della cooperativa sociale Valdibella di Camporeale. Nel progetto viene coinvolta la cooperativa sociale NoE (No Emarginazione) che ha sede a Partinico in Fondo Parrini e che gestisce dal 1998 un terreno confiscato alla mafia di cinque ettari.

Il progetto è supportato dalla Crowd Container, un’associazione svizzera che si occupa della creazione di una rete di consumatori e produttori che praticano un’agricoltura etica e sostenibile che già da diversi anni collabora con la Valdibella. È stata lanciata una raccolta fondi partita il 20 ottobre e che si concluderà il 20 novembre per raccogliere 60mila euro. In una parte dell’appezzamento di terreno verranno consociate vecchie varietà di frutta, frassino, noce, aromatiche (come rosmarino, salvia, origano, timo, incluse specie con fiori attrattivi per api), moringa e specie della macchia mediterranea commestibili come il corbezzolo, mirto, perastro, biancospino, rosa canina. In un’altra zona verranno piantati ulivi, frassini, noci e asparagi e una linea di siepe di biodiversità con funzione addizionale di frangivento e protezione incendi. Ci sarà un impianto di 160 piante di avocado e 60 di annona e una piantagione di Passiflora edulis (cioè il fiore della passione, maracuja).

Il progetto ha come obiettivo quello di promuovere la produzione agricola sostenibile utilizzando i sistemi agroforestali, come la foresta commestibile, le pratiche di permacultura e ottimizzando l’uso delle risorse idriche mediante l’installazione di un biolago e una zona di compostaggio. Si prevede la gestione della vegetazione esistente, in particolare dei rovi e l’inserimento di nuovi elementi, sia quelli più esigenti in termini d’irrigazione (ad esempio l’avocado) ma anche specie più adatte alla condizione di aridocoltura. Le produzioni dei frutti che darà la foresta commestibile sono programmate con i partners e saranno poi distribuite in parte in Svizzera e in parte per il mercato locale, garantendo il massimo della trasparenza possibile al consumatore finale. Crowd Container sta provando a cambiare le regole del commercio alimentare collegando i piccoli agricoltori di tutto il mondo ai consumatori finali e consentendo di vendere direttamente i prodotti.

“Il lavoro di rete porta sicuramente a buoni risultati, non solo dal punto di vista agricolo ma anche sociale ed ambientale, sicuramente ci sarà un aumento occupazionale importantissimo considerando il momento storico che stiamo vivendo e il luogo in cui ci troviamo. Siamo arrivati quasi a metà della raccolta per avviare questo progetto pilota e per tutti noi è una grandissima opportunità”, dice Ninni Conti, uno dei soci della cooperativa NoE. “Come Valdibella crediamo molto alla produzione di cibo sano e al giusto prezzo – spiega Solano – questo dovrebbe essere l’unico modello per produrre il cibo. La nostra idea è quella di una filiera in cui chi produce e chi mangia dialogano ed è quello che faremo a Fondo Parrini con Crowd Container che rappresenta una parte importante dei consumatori finali e gli agricoltori. Tutti coloro che si mettono in mezzo tra agricoltori e consumatori spesso puntano a fregare sia gli agricoltori, che vengono sottopagati, che i consumatori. Il tipo di agricoltura in cui noi crediamo invece è quella cooperativistica, con tanti piccoli protagonisti, gli agricoltori in un assetto democratico, senza grandi industrie o grande distribuzione. La Food Forest che nascerà a Fondo Parrini si inserisce e anzi è un modello esemplare dove riesce ad intravedere tutta la filiera, un progetto con una base profondamente ecologica con il massimo di biodiversità esprimibile ma non in forma amatoriale ma in chiave economicamente valida e professionale che prevede anche un buon incremento lavorativo”.

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