Il taglio alle pensioni d’oro approvato dal governo gialloverde nel dicembre 2018 è in parte illegittimo. A stabilirlo è la Corte costituzionale con una sentenza destinata a fare discutere. In attesa di conoscere le motivazioni, l’Ufficio stampa della Consulta fa sapere che una parte del provvedimento in realtà resta in piedi: si tratta del “raffreddamento” della rivalutazione degli assegni pensionistici per il triennio 2019-2022. La fetta più consistente della sforbiciata voluta da M5s-Lega, invece, destinata a chi prende più di 100mila euro lordi all’anno, dovrà essere rivista. Si tratta del cosiddetto “contributo di solidarietà” che prevede una riduzione del 15% per la quota di assegni tra 100mila e 130mila euro fino ad arrivare al 40% per la quota oltre 500mila euro. Nelle intenzioni dei gialloverdi doveva essere applicato ai prossimi cinque anni, mentre secondo i giudici della Suprema corte non può andare oltre il triennio.

Il motivo è che la durata quinquennale di un provvedimento del genere è ritenuta eccessiva rispetto all’orizzonte triennale del bilancio di previsione dello Stato. Pienamente ragionevole e proporzionato, invece, il “raffreddamento della perequazione”. Tecnicismi a parte, non si tratta di una bocciatura su tutta la linea. Con il deposito della sentenza, previsto nelle prossime settimane, verranno ulteriormente chiarite le motivazioni dei giudici. Stando a quanto anticipato finora, però, risulta che la Corte costituzionale ha salvato il principio alla base del taglio delle pensioni d’oro, contestandone solo la durata. Lo dimostra il fatto che il contributo di solidarietà “rimarrà operativo per tutto il 2021”.

Le questioni di legittimità costituzionale sono state sollevate negli scorsi mesi da diversi tribunali, come quello di Milano e le sezioni giurisdizionali della Corte dei conti per il Friuli Venezia Giulia, il Lazio, la Sardegna e la Toscana. I primi a partire sono stati i magistrati contabili friulani, accogliendo l’istanza presentata dalla Confederazione italiana dirigenti e altre professionalità (Cida). “La guerra è cominciata oggi, ma proseguirà in tutte le sedi”, aveva annunciato il presidente Giorgio Ambrogioni il 14 dicembre 2018, in occasione di un incontro al teatro Nuovo di Milano organizzato per protestare contro il taglio annunciato dall’allora ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. Una misura che, nelle intenzioni del governo, doveva contenere la spesa previdenziale a carico dello Stato per i prossimi anni.

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