In questo periodo di pandemia mondiale ci sono mancate tante cose, dalle più essenziali alle più frivole ma altrettanto vitali per avere la sensazione di essere davvero liberi. L’economia mondiale ha fortemente risentito del periodo di lockdown e l’animo delle persone, anche di quelle che non sono state direttamente colpite da un lutto, ha sperimentato forse per la prima volta una paura diffusa dall’attico di Manhattan alla favela di Rio De Janeiro.

Anche dopo l’estate appena trascorsa, vedere Milano dimessa e quasi rassegnata durante la settimana della moda con le sfilate private della presenza del jet set internazionale e trasmesse on line ha avuto un effetto straniante, perché un’abitudine granitica e collettiva che si infrange è la conferma che niente sarà più come prima e il numero dei contagi che sale creando incertezza nel futuro è il fattore che più spaventa, non solo gli uomini ma anche i mercati.

In questo quadro l’istinto di sopravvivenza per fortuna non è sopito e se il mondo e l’Italia hanno voglia di ripartire, è assai probabile e auspicabile che lo facciano con ritmi più sostenibili e consapevoli del cambiamento. Guardarsi indietro per andare avanti è un atteggiamento costruttivo per un Paese che è stato la quinta potenza industriale al mondo anche grazie alla creatività e al talento straordinario dei suoi stilisti e designer.

A questo proposito sarebbe bello visitare il Museo della Moda a Riga, in Lettonia, dove fino al 20 gennaio 2021 sarà esposta la mostra “Da Fortuny a Versace, 100 anni di moda italiana”, un’iniziativa molto attesa grazie alla quale è possibile ammirare autentici capolavori come gli abiti, le scarpe e gli accessori dei più celebri creatori di moda italiani del XX secolo, con qualche incursione anche nel XXI secolo.

Forse non tutti sanno che la prima “fashion week” si tenne a Firenze nel 1951 per volontà del marchese Giorgini, che pensò di organizzare una spettacolare sfilata nella sala bianca di palazzo Pitti e di invitare i giornalisti e gli agenti d’acquisto, gli odierni buyer, dei grandi negozi degli Stati Uniti. L’evento ebbe un tale successo e risonanza globale in tempi ancora lontani dalla globalizzazione che quella prestigiosa sfilata fu considerata l’inizio ufficiale della moda moderna del Bel Paese, l’incipit che rese il “Made in Italy” famoso in tutto il mondo.

Prima di quella data i talenti creativi italiani nel campo della moda come Nina Ricci, Pierre Cardin, Emanuel Ungaro, Gianfranco Ferré ed Elsa Schiaparelli, storica rivale di Mademoiselle Gabrielle Chanel, in arte Coco, avevano legato la propria attività a Parigi dove, nel periodo fra le due guerre mondiali, c’erano migliori condizioni di lavoro rispetto all’Italia. Solo nel dopoguerra i grandi stilisti e gli astri nascenti della moda e del design cominciarono a rilanciare in Italia il settore tessile e di lavorazione della pelle che, nonostante le conseguenze del conflitto, era rimasto un punto forte dell’economia nostrana e, di lì a poco, avrebbe portato il Paese a livelli eccelsi.

Firme come Gucci, Prada, Trussardi e Fendi, già attive nei primi decenni del XX secolo, divennero un simbolo dello stile italiano amato in tutto il mondo, una moda raffinata e leggera al tempo stesso che richiamava l’atmosfera della “Dolce Vita” e si ritagliava un ruolo di fondamentale importanza, distinguendosi sia dalla tendenza casual e sportiva dell’abbigliamento americano sia dal mood troppo formale e poco comodo dell’alta moda francese.

Ai marchi storici ben presto si aggiunsero nuovi talenti come Giorgio Armani, Gianni Versace e Dolce e Gabbana che seppero mescolare sapientemente la tradizione antica di creazione di vestiti, calzature e accessori con l’innovazione di nuovi materiali e tecniche di produzione.

Al Museo della Moda di Riga sarà possibile ripercorrere l’illustre e prestigiosa storia della moda italiana e non mancheranno le creazioni di talenti come Mariano Fortuny, l’artista e stilista di origine spagnola attivo a Venezia all’inizio del Novecento, e Maria Monaci Gallenga, che creava modelli ispirati agli splendidi velluti del Rinascimento. Un’ispirazione per ripartire guardando al futuro senza dimenticare lo splendore e il prestigio di più di un secolo di moda italiana.

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