Solitamente devastante, l’Atalanta questa volta comprende cosa vuol dire stare dall’altra parte venendo travolta dal Napoli. Mai in partita al San Paolo gli uomini di Gasperini: sommersi già nel primo tempo dalla squadra di Gattuso che tiene in mano il match per tutta la sua durata, vincendo per 4 a 1. Il Napoli è brioso, divertente: lontano dalla noia mortale della sua versione ancelottiana, ma anche dalla Disneyland sarrista. C’è meno ossessività per gli automatismi, spirito di squadra ritrovato e tanta, tantissima intensità: e tantissima ne serve d’altronde per mettere in difficoltà l’Atalanta, che è la squadra più estenuante da affrontare dal punto di vista fisico chiudendola a lungo nella sua metà campo.

E il primo gol nasce da un dominio che il Napoli si costruisce addirittura sulle fasce: a destra Politano va via sistematicamente, Di Lorenzo lo imita e mette in mezzo per il simbolo della cura Gattuso, Lozano, che la tocca sporca ma la butta dentro. Nei successivi minuti l’Atalanta finisce letteralmente alle corde prendendo colpi su colpi: il centrocampo del Napoli salta sistematicamente quello atalantino e le punte azzurre vanno in superiorità sugli esterni praticamente sempre. Così prima Lozano bissa, stavolta con un gran gol che vale il 2 a 0 e poi tocca a Politano fare lo stesso sulla sua fascia, accentrandosi e scaricando un bel sinistro da fuori area. In mezz’ora un Napoli splendido chiude la partita contro un cliente tradizionalmente ostico, forse il più ostico Gasp nella storia recente degli azzurri. E dire che i bergamaschi erano in un momento di grazia: tre vittorie su tre dopo aver preso a pallate chiunque dandogli dai quattro ai cinque gol, Ilicic e gli acciaccati recuperati durante la sosta.

Non bastasse, a fine primo tempo arriva pure il gol, il primo in Italia di Osimhen, che dalle prime uscite pare un acquisto decisamente azzeccato per il Napoli: di gol ne fa uno, ma se la difesa avversaria sbanda sistematicamente è perché il ragazzone di Lagos è un incubo da marcare. Nel secondo tempo gli azzurri gestiscono e subiscono gol al 70esimo con un contropiede di Lammers. Una squadra che funziona bene quella di Gattuso: l’ex rossonero ha ridato brio e brillantezza a un ex oggetto misterioso come Lozano, e qui è evidente quanto il lavoro di Ringhia sia sulla testa. Già perché come Lozano altri big che si erano persi, vedi Koulibaly di nuovo insuperabile, o Fabian, mostrano voglia, “garra”. In più Gattuso ha trovato equilibrio e centimetri pretendendo l’innesto di Bakayoko e tolto fronzoli e velleità. È una sconfitta che non toglie certezze all’Atalanta però: forse ha sottovalutato l’impegno, ma i nerazzurri restano una squadra che dirà la sua in campionato e anche in Champions League. E in ottica campionato quella del Napoli è a tutti gli effetti una dimostrazione di forza importante: l’Atalanta di Gasp non l’ha dominata neppure il Psg, tutt’altro, e renderla completamente inoffensiva è un messaggio forte. Viene da chiedersi a questo punto cosa sarebbe stato a Torino, col Napoli, questo Napoli, in campo e non fermato in bus: di certo la Juve non avrebbe avuto vita facile.

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