Avevano organizzato una cena: c’era il padre, la madre, il figlio della sorella (quella gobba).

I ragazzi erano usciti a fare un po’ di movida, i genitori erano tranquilli che non sarebbero tornati a casa più tardi di mezzanotte, che i locali chiudevano tutti e poi cominciava a fare freddo e quando fa freddo la mascherina non scalda abbastanza, ma torniamo alla cena.

Avevano invitato a cena i colleghi di lavoro del padre che era andato in pensione. Il primo che arrivò fu Brontolo che iniziò a lamentarsi che no voleva portare la mascherina Ffp2, poi arrivò Dotto visibilmente ingrassato e Mammolo e Gongolo, mano nella mano, infine Eolo e Cucciolo. “E Pisolo?” chiese il figlio della sorella. “Si sarà addormentato” dissero gli altri. E tutti a ridere. Che risate.

Gli ex colleghi parlarono di quando lavoravano assieme, durante la cena affiorarono i loro ricordi di una vita e la madre un po’ si ruppe i maroni, ma fu un piacere servirli a tavola tutti e sei.

A un certo punto suonò il campanello.
Ma “Chi è?” domandò il padre.

Il figlio della sorella aprì la porta e si presentò Pisolo.

Era strafatto di amuchina.

“Lavati le mani e accomodati” disse la madre. “Ci sono ancora delle lasagne”.

Pisolo non fece in tempo a entrare in bagno che la polizia fece irruzione nell’appartamento.

Il capo della pattuglia fece indossare una mascherina a tutti, li fece accomodare distanziati nella sala da pranzo e cominciò a leggere un foglio: “Sono vietate le feste private al chiuso o all’aperto e ‘forte raccomandazione’ a evitare di ricevere in casa, per feste, cene o altre occasioni, più di sei familiari o amici con cui non si convive”.

Gli ex colleghi del padre furono fatti allontanare: “Per stavolta chiudiamo un occhio”. Nessuno si accorse che il figlio della sorella (quella gobba) non fosse un congiunto del padre e della madre. I poliziotti vennero fatti accomodare nella sala da pranzo e cenarono insieme alla famiglia. Erano in sei.

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