Una Asl si è rifiutata di applicare il principio stabilito dalla sentenza 242\2019 della Corte Costituzionale, che ha valore di legge, sul diritto ad accedere al suicidio assistito, per pazienti che si trovano in determinate condizioni (mantenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale, affetti patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli). È la denuncia fatta oggi da Filomena Gallo, avvocato e segretario dell’Associazione Luca Coscioni, durante il Congresso annuale. L’Associazione Luca Coscioni sta, infatti, seguendo due casi di persone con malattie irreversibili che hanno chiesto, alla luce della sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale, di poter porre fine alle proprie sofferenze con suicidio assistito. Nel primo caso, dopo ben 38 giorni (un tempo comunque troppo lungo per un malato grave), il paziente sarà sottoposto nei prossimi giorni alla prima visita di verifica della sua condizione e della consapevolezza delle scelte che sta effettuando anche alla luce delle possibilità di sottoporsi a cure palliative. Il secondo caso riguarda, invece, un uomo di 42 anni, immobilizzato da dieci, a causa di un incidente. Ha provato tutto il possibile per recuperare parte della sua salute, ma nulla è servito e ora dipende totalmente dall’assistenza che riceve. Alla sua richiesta, inoltrata alla Asl competente a fine agosto, di poter porre fine alle sue sofferenze, ha ricevuto qualche giorno fa, dopo oltre un mese, un divieto a procedere.

“Ci sono Asl che calpestano una sentenza della Corte Costituzionale e impongono ai malati di soffrire impedendo loro l’aiuto a morire. Su questa gravissima violazione dei rapporti tra istituzioni, chiediamo risposte al ministro Speranza, al segretario Zingaretti, al presidente della Repubblica Mattarella, al presidente Giuseppe Conte”, ha dichiarato Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e promotore della campagna Eutanasia Legale.

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